Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
Periodico illustrato bimestrale di politica, economia, cultura e attualità diretto da Filippo Briguglio.
Reg. Trib di Messina 18/02/1989. Iscritto nel Registro Nazionale della Stampa con n°3127 Legge 5881 n° 416.

Archivio Articoli Rivista

Prefazione al romanzo “Fiamme sui Nuraghi” di Mario Rappazzo

Prefazione di Filippo Briguglio

 

Uno dei grandi meriti di Mario Rappazzo è certamente “quello scrupolo di scrittore che ha sorretto l’autore”, di cui fa cenno Domenico Cicciò nella prefazione al romanzo Kio il mamertino, romanzo dello stesso autore, pubblicato nel 1967. Infatti, tutta la produzione letteraria di Rappazzo è segnata da una qualità che lo stesso Cicciò ben mette in evidenza: “Una ricostruzione storicamente fondata alla quale si aggiunge il gusto di una narrazione che saprà trasmettere stimoli di ricerca e di curiosità…”.
Non si può che condividere questa osservazione, perché un tratto peculiare dell’attività letteraria di Rappazzo è  costituito dall’efficacia con la quale  egli mette insieme la realtà con la fantasia, la sua esperienza della vita con gli eventi storici. Questo aspetto caratterizza anche il romanzo, pubblicato postumo, Fiamme sui Nuraghi.
L’idea di scrivere il romanzo nacque durante un soggiorno in Sardegna, dove Rappazzo si era recato in veste di commissario di discipline letterarie per gli esami di maturità.
La terra sarda lo affascinò: l’aria tersa, i paesaggi incontaminati e, soprattutto, quei nuraghi, quelle suggestive costruzioni, immote e remote, testimonianze di una storia millenaria. Il “nuraghe”, il cui nome deriva probabilmente dall’antico etimo “nur”, che significa “mucchio cavo”, fu costruito a partire dal 1900 a.C. Si tratta di una torre tronco-conica, eretta sovrapponendo blocchi di pietra grossolanamente squadrati che costituiscono la parete esterna; la sua parete interna ha la struttura di una falsa cupola, la “tholos”, edificata con pietre aventi dimensioni minori di quelle adoperate per la parete esterna, sovrapposte in modo che ogni fila sporga leggermente verso l’interno rispetto alla fila sottostante; l’intercapedine tra le due pareti è riempita di pietrisco e terriccio. I nuraghi, tutti collocati sulla sommità di una collina o ai margini di un altipiano o, in ogni caso, in una posizione dalla quale sia possibile dominare un ampio territorio, stanno in piedi da 3500 anni, grazie alla solidità dei materiali adoperati ed alla statica della struttura. Ve ne sono di più grandi e di più piccoli; alcuni sono costituiti da un singolo corpo, altri presentano una struttura complessa con più vani.  Tutti hanno in comune un’arcaica bellezza ed una maestosa complessità, che agli occhi del visitatore prevalgono sulle considerazioni relative alla loro funzione di costruzione fortificata avente come scopo la difesa.
Come poteva sfuggire tutto ciò allo sguardo attento ed alla mente fervida dello scrittore, in un ambiente la cui stessa storia offre innumerevoli spunti per la narrazione?
Si racconta che il popolo dei nuraghi fosse organizzato in tribù e in clan fortemente gerarchizzati, caratterizzati da unità etnico-culturale: erano agricoltori e, soprattutto, pastori, portati inevitabilmente allo scontro per lo sfruttamento dei pascoli, per l’accesso alle sorgenti e per il controllo delle vie di transito per i loro armenti. A capo di queste tribù di pastori stava un re, che esercitava il potere militare e quello religioso; egli viveva nel nuraghe, la sacra dimora-fortezza intorno a cui sorgeva il villaggio.
La storia affascina, e Rappazzo ne fu affascinato. Così nel “villaggio” vive Varsu, il protagonista, intorno al quale si svolge una vicenda d’amore, di passione e di morte.
Dopo tanti secoli i nuraghi ritornano a vivere. La descrizione è così felice da far apparire reali i personaggi del romanzo: il capo Puttulu, Antinu, Lugìa, Lillìa, lo stesso Varsu; sembra quasi di vederli muoversi nei boschi, sulle colline, in riva alle sorgenti, nell’intimità delle forti mura di pietra, tra le fiamme che tutto divorano e bruciano, tra passione e distruzione.
La storia, come la vita e la morte, scandisce il tempo. Per Mario Rappazzo, scrittore e poeta, il tempo trascorre tra i bagliori della storia, la levitas1 e la passione dei grandi sentimenti.

Anno XII n.1 supplemento (Edizioni Parentesi, 2001)

di Filippo Briguglio

(In alto lo scrittore di Mario Rappazzo)

(539

Potrebbero interessarti anche:

Scrivi il tuo commento

error: Content is protected !!