Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
Periodico illustrato bimestrale di politica, economia, cultura e attualità diretto da Filippo Briguglio.
Reg. Trib di Messina 18/02/1989. Iscritto nel Registro Nazionale della Stampa con n°3127 Legge 5881 n° 416.

Avvenimenti

“Parentesi”: La nostra intervista esclusiva al neo presidende della RegioneSiciliana On. Giuseppe Campione

IN PRIMO PIANO

VENTI DI RINNOVAMENTO

di Filippo Briguglio

La Regione Siciliana ha il nuovo presidente: Giuseppe Campione, messinese, docente universitario, pubblicista e autore di diverse pubblicazioni, già segretario regionale della DC, parlamentare regionale (è stato Presidente della Commissione regionale Antimafia e Presidente della Commissione anti brogli dell’ARS). E’ tempo di cambiamento? In questa lunga intervista le linee programmatiche del nuovo governo.

Il governo regionale, da poco varato, è nato in un momento difficilissimo della storia siciliana.
Non si era ancora spento l’eco sull’elezione di un presidente “a sorpresa”, eletto sull’onda del processo di rinnovamento politico e morale (divenuto di diktat del partito di maggioranza del paese) pensato come il mezzo per ricucire il rapporto ormai di sfiducia dei cittadini verso le istituzioni, che esso è stato soffocato dal lacerante lungo grido di dolore della nostra terra ancora una volta, nell’arco di pochissimo tempo, colpita a morte nella morte dei suoi figli.
Il momento è arduo, noi, siciliani, piangenti rabbiosi colpiti ma non sconfitti, dobbiamo chiederci, oggi più che mai, se “questo popolo – troppo a lungo oppresso – ha l’orgoglio e la dignità dei veri popoli… Non bastano più le parole di cordoglio né le dichiarazioni di buoni propositi”. Queste, tra le altre, alcune delle cose dette dal nuovo governo nell’appello lanciato ai siciliani il giorno seguente la strage di via d’Amelio.
Parole che, nel baratro di incredulità di questi torridi giorni cupamente diversi da altri giorni di altre estati, suonano come una promessa, un impegno.
E di questi impegni, dei programmi di governo parliamo in una lunga intervista con il neo Presidente Giuseppe Campione.
Dall’abnormità di questi ultimi luttuosi e sconvolgenti eventi una domanda nasce spontanea. Come si prepara la Sicilia, così duramente provata, all’incontro ormai prossimo con l’Europa?
Mentre i paesi europei stanno compiendo il loro cammino convergente verso una comune realtà economica e monetaria, la Sicilia si trova ad affrontare la questione dello sviluppo e dell’integrazione con l’Europa in una condizione di estremo disagio politico e civile.
Il primo compito della nostra Regione è risorgere alla vita civile non soltanto grazie all’impegno dello Stato e delle forze dell’ordine, né solo col sacrificio di eroi, morti per il bene comune, ma con una resistenza collettiva ad oltranza contro l’usurpazione mafiosa.
I fatti della vita che riprende dopo l’ultimo sopruso criminale, i fatti dell’economia e della cultura che trovano compimento in Sicilia in questo scorcio d’estate sono i segni di un popolo che tenta di sfuggire al supplizio di un’umiliante prigionia; di un popolo che vuole spezzare le catene che lo costringono alla volontà di un potere segreto e violento. Sono il richiamo ad un’operosità che sottintende vigile fermezza contro ogni deviazione dalle regole del vivere civile.
Che ruolo si dà il governo nella realizzazione di questi propositi?

«Il nuovo governo della Regione vuole fare la propria parte e intende farsi carico dei gravi problemi che l’isola si trova ad affrontare puntando innanzi tutto a ridare credibilità alla propria azione nell’intento di ricucire il solco che divide la gente da chi ricopre responsabilità politiche ed istituzionali.
Nel nostro appello pubblicato dalla stampa nazionale all’indomani della strage di via D’Amelio è detto: “ora è tempo di riconoscere le nostre responsabilità storiche di Siciliani…ora è tempo di fare politica per i bisogni reali, per la qualità della nostra vita presente e futura”. Ecco, i bisogni reali: lavoro, efficienza dei servizi, difesa dei lavori sociali, democrazia partecipativa e quindi, razionalizzazione della spesa pubblica, trasparenza amministrativa, rispetto della legge, elezione diretta del Sindaco.»
Presidente, questo suo governo inizia l’attività in un momento particolarmente critico e dal punto di vista istituzionale, dopo la lunga travagliata crisi che ha praticamente bloccato l’attività isolana, e dal punto di vista morale. Con quale programmazione può essere fronteggiata tale situazione?
«Certo, la critica situazione finanziaria della Regione, la crisi occupazionale, lo stesso modello di benessere senza sviluppo che caratterizzano la Sicilia non agevolano l’azione del Governo Regionale chiamato a rivedere su più fronti la propria strategia d’intervento. Per vincere le tentazioni assistenzialistiche, gli atti di incoerente discrezionalità dettati dalla ricerca del facile consenso, che distolgono risorse dal circuito virtuoso dello sviluppo alimentando le sacche improduttive e di rendita, sarà necessario mantenere l’azione del governo lungo la direttrice indicata nel programma che le forze della maggioranza hanno sottoscritto, un programma che si aggancia strettamente al piano regionale di sviluppo 1992-94. Con questo documento che l’Assemblea Regionale Siciliana sarà chiamata ad approvare in tempi stretti, la Regione si dota di un metodo di programmazione che tiene conto degli orientamenti comunitari in materia.»
Il programma, nella sua articolazione appare valido. Ma potrebbero anche restare solo buoni propositi?
«Non si tratta solo di buoni propositi, ma di un insieme coerente di progetti, un piano operativo come si usa dire nel linguaggio comunitario, che coinvolge la formazione, l’attuazione e il controllo degli interventi regionali. La Sicilia ha una struttura economica ancora fortemente ancorata al settore agricolo, il quale, tuttavia, non riesce a trainare lo sviluppo regionale, essendo invece pesantemente sorretto dal settore pubblico e minacciato dalla concorrenza internazionale.
La base industriale dell’Isola non si è mai adeguatamente sviluppata e presenta oggi elementi di malessere diffuso. Non solo la maggior parte delle piccole imprese siciliane si affaccia al mercato unico europeo in condizioni di fragilità, ma anche le poche grandi unità produttive operanti in Sicilia attraversano una fase fortemente critica. Per contro, il crescente processo di terziarizzazione dell’economia regionale, che ha tratto origine anche dall’abbandono delle aree interne da parte di larghe fasce di popolazione dedita all’agricoltura, si manifesta prevalentemente con l’aumento abnorme degli occupati nella P.A. dei grandi centri urbani. Tutto questo fa comprendere le difficoltà d’intervento, soprattutto in presenza di un preciso vincolo finanziario sia a livello regionale che statale.
Da qui l’esigenza, da un lato, di adottare al più presto il Piano regionale di sviluppo per assoggettare al metodo della programmazione quote crescenti della spesa regionale e, dall’altro di orientare l’azione della Regione non più solo verso il trasferimento di risorse finanziarie alle comunità locali e al settore privato, quanto, piuttosto, sviluppando forme di cooperazione amministrativa nei confronti degli enti locali e capacità di dignitosa contrattazione con i livelli istituzionali superiori.
Si dovrà inoltre contribuire alla creazione di un ambiente favorevole all’impresa rendendo più efficaci la promozione e il coordinamento degli interventi a sostegno delle attività produttive.
Un’azione, quindi, incisiva e radicale rivolta a 360 gradi verso tutti i fattori dell’economia isolana?
L’azione della Regione non dovrà essere pervasiva e totalizzante ma anzi dovrà chiamare le forze locali e le parti sociali a cooperare attivamente nelle fasi di proposta e di attuazione degli interventi. Solo così si riuscirà a dare al processo di sviluppo economico della Sicilia il carattere corale di un movimento di crescita civile.
Presidente, qual’è il progetto più ambizioso di questo governo nell’ambito del processo di sviluppo economico della Sicilia?
«Un laboratorio notevolissimo per questo nuovo tipo di approccio allo sviluppo potrà essere rappresentato dalla realizzazione dell’attraversamento stabile dello Stretto di Messina.
Quest’opera costituisce forse il fatto di maggior momento per l’economia regionale nei prossimi anni, in grado di attirare finalmente attorno alla Sicilia l’interesse del capitale nazionale ed internazionale. Il Governo della Regione si impegnerà a fondo perché la sua realizzazione riesca a coinvolgere le migliori energie ed abbia importanti effetti di ricaduta, non solo economici, per la Sicilia.
Assume carattere emblematico il fatto che quest’opera si realizzi proprio nelle acque di Messina, città di antiche e profonde tradizioni democratiche, da sempre aperta a scambi commerciali con i paesi più diversi e più volte impegnata, nel corso dei secoli, nella difesa delle libertà.

Filippo Briguglio

“Parentesi” Anno IV n.19
Luglio –Agosto 1992

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