Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
Periodico illustrato bimestrale di politica, economia, cultura e attualità diretto da Filippo Briguglio.
Reg. Trib di Messina 18/02/1989. Iscritto nel Registro Nazionale della Stampa con n°3127 Legge 5881 n° 416.

Avvenimenti

I RAGAZZI DI MESSINA degli anni’80/90 – Chi sono? Cosa fanno nel tempo libero? Dove vanno? Cosa offre la loro città?…

 

 


di Filippo Briguglio

Sono ragazzi di oggi. Al calare delle prime ombre, isolati, in coppia, a gruppi silenziosamente o rumorosamente arrivano e aspettano, si aspettano. Il centro della città, ogni sera, si trasforma secondo un rituale tacito e familiare che scandisce i ritmi della nostra vita cittadina: piazza Cairoli, la pasticceria Billè, il bar Crystal, la paninoteca PK, il Caffè Nuovo, sono consolidati e tranquillizzanti punti di ritrovo, luoghi di appuntamento. Che non occorre stabilire di volta in volta, perché si sa che, lì, ci sono gli amici che aspettano. Non importa dove incontrarsi, ciò che conta è ritrovarsi, vivere insieme gli spazi del tempo libero. A vederli sembrano tutti uguali: Timberland, Monere, jeans e minigonne sono “status-Simboli”. Ma perché stupirsi? Non è forse vero che ogni generazione di giovani ha avuto i suoi simboli? Anche se, cambiati i tempi e le condizioni, mutano ovviamente anche gli atteggiamenti e le esteriorità. Ma davvero questi ragazzi così variopinti, appiccicati alle loro moto di grossa cilindrata che ostentano a bella posta, pigiati tra loro, sorridenti e chiassosi sono così “futili” come i loro “simboli” firmati, variopinti e chiassosi? Superficialmente, troppo spesso, si ritiene che essi non abbiano problemi e che il sociale li interessi quel tanto che basta per stare insieme. Eppure anche tra loro, a guardarli meglio, “esistono i gruppi, le differenze di età, comportamentali, di estrazione sociale, di abitudini e, soprattutto – sostiene Stellario Tomasello, laureato in scienze politiche e frequentatore dei punti di ritrovo giovanili- un diverso atteggiamento nel modo di divertirsi quindi, un diverso modo di intendere qualitativamente il proprio tempo individuale”. Stanno tra loro in gruppo, ma ciascuno mantiene la propria individualità anche attraverso momenti di aggregazione vissuti, almeno apparentemente in modo sempre uguale. “Vi è una tendenza all’aggregazione – ci dice il dott. Anastasi, ricercatore presso l’istituto di sociologia della facoltà di Scienze politiche del nostro Ateneo – che porta alla formazione di gruppi misti apparentemente senza ordine ma all’interno di questi gruppi stessi vi sono regole ben precise che disciplinano questi momenti di socializzazione”. “La necessità di incontrarsi sempre nello stesso luogo – ribadisce Stellario Tomasello – è una regola: solo lì si sa di poter incontrare la persona o le persone che interessano, è quello il luogo in cui l’individuo ha le relazioni più importanti, è lì che ha il suo gruppo. I luoghi che si frequentano possono anche essere diversi, ma identiche sono le differenziazioni e, quindi, i meccanismi discriminati che si vengono a creare all’interno di questi assembramenti apparentemente uniformi. Si può frequentare lo stesso bar e scegliere di non avere nessun contatto con chi fa parte di un altro gruppo mentre, almeno apparentemente, sembra che si conoscano tutti”.
Ma chi li incontra, sera dopo sera, cosa pensa di questa gioventù? Come li guarda? Con curiosità? Con fastidio? Con differenza o con un pizzico di rimpianto?
“Spesso dettata da giudizi sommari o precostituiti senza una effettiva attenta analisi della problematica sottostante – si interroga il dott. Anastasi – non è forse superficiale ed affrettata l’intolleranza che forse gli adulti dimostrano verso i giovani? In fondo per molti aspetti Messina è una città invivibile, mancano gli stimoli e la possibilità di fruire di un patrimonio eterogeneo che aiuti tutti a stare meglio”.
Del resto dove andare, in alternativa a questo “vagabondaggio obbligato”? “In una città come Messina – prosegue Stellario Tomasello – le alternative a questo stato di fatto, non esistono. E, soprattutto, nel centro della città non vi sono strutture che possano ovviare a questo “inconveniente” (se tale si può considerare). Non esistono luoghi e non esistono attività praticabili organizzate che possano opporsi a questa condizione. In questo senso ecco che, sì, i giovani messinesi sembrano tutti uguali, sembrano sfaccendati”.
E’ un’accusa ben precisa: il mondo degli adulti così pronto a criticare una forma di aggregazione “di ripiego”, non riesce tuttavia a proporre valide alternative del tempo libero ai ragazzi. Né nella sfera del pubblico né nella sfera del privato. Non è necessario, infatti, ricorrere a termini di paragone con le grandi città per rilevare la quasi totale assenza di strutture sportive dedicate all’attività del tempo libero; o per rilevare l’insufficienza e l’assenza di luoghi di ritrovo (discoteche, pizzerie, spaghetterie ecc. ecc.). Non è forse vero che per trovare una discoteca bisogna sobbarcarsi a spostamenti fuori città? E che tranne la solite due- tre pizzerie superaffollate non esistono altri validi luoghi di ristoro? E, naturalmente non tutti hanno la possibilità, la voglia o il permesso di andar fuori città. E’ così inevitabile ritrovarsi per strada laddove gli adulti considerano con insofferenza questo perenne “stazionamento” spesso ingombrante:
Ma perché ciò accade?
Manca di fatto un’attenta cultura dei servizi. Troppo spesso il ceto politico non si confronta con i cittadini – sostiene il dott. Anastasi -; troppo spesso le iniziative vengono prese senza una reale verifica dei reali bisogni sociali. D’altro canto assistiamo anche alla mancanza di un’attenta opinione pubblica troppo miope per trovare soluzioni alternative ad uno stato di cose che, però, viene nello stesso tempo criticato”.
Accade così che ritrovarsi per le strade, nei bar, lungi dall’essere la cosa migliore è pur sempre l’unica cosa da fare, l’unico rimedio all’isolamento o alla noia. Ma non è forse anche un tacito costante rimprovero all’indifferenza degli adulti che dovrebbero far riflettere ed agire?

Filippo Briguglio

“Parentesi” Anno I n.2 Maggio/Giugno 1989
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