Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
Periodico illustrato bimestrale di politica, economia, cultura e attualità diretto da Filippo Briguglio.
Reg. Trib di Messina 18/02/1989. Iscritto nel Registro Nazionale della Stampa con n°3127 Legge 5881 n° 416.

Avvenimenti

Organizzato per i giovani un corso triennale di formazione politica

 

La Scuola di politica dei Padri Gesuiti

di Mario Truscello

Ci sono vicende che nascono sotto cattiva stella e, per questo, restano segnate dalla infelice impronta d’origine.

In questa classifica ci sembra far rientrare il caso delle scuole la cui proliferazione è così incalzante da mettere alle corde il più ingenuo benpensante, mentre l’opinione pubblica appare del tutto indifferente di fronte a questo strisciante fenomeno di competizione dei poteri, che fa nascere il sospetto di avere poco o nulla da spartire con l’esercizio dell’istruzione. Nessuna reazione, difatti, alla notizia di alcuni giorni fa di una scuola di politica per gli studenti liceali, organizzata a Palermo dall’Istituto gesuitico Pedro Arrupe, i cui corsi avranno durata triennale «L’obiettivo — si legge nella nota consegnata alla stampa — è quello dì fornite ai giovani una serie di strumenti critici conoscitivi finalizzali all’acquisizione di una coscienza politica che risulta indispensabile al loro attivo inserimento nella società civile». Gli incontri verranno dedicati «alla trattazione e allo studio dei principi fondamentali della politica e della loro esplicazione storico-ideologica».

Fra gli interventi di questo mese, quello dell’ex presidente del Consiglio Giovanni Goria, di padre Bartolomeo Sorge, direttore del Centro studi sociali di Palermo, di padre Angelo Macchi e di quella «corte» politica e non che fa capo al sindaco Orlando di Palermo.

Anche a Messina, questi personaggi organizzano Corsi e Conferenze e si attivizzano ormai in tutta Italia con uno spirito di crociata, che pensavamo da otto secoli estinto e seppellito. Apprendiamo, anzi, che invitato dal Rotaract club di Milazzo, il gesuita padre Ennio Pintacuta, docente di quel centro palermitano, ha tenuto una conferenza su «I giovani e la Politica» e che la iniziativa delle scuole di politica suscita ampi apprezzamenti e «ridà alla politica un anima etica».

Cosi l’ingerenza di questi sociologi (come si definiscono) si fa ideologia, sì che pubblicano editoriali, suscitano ampi dibattiti, muovono masse, possono lanciare appelli per la rielezione del segretario dc, interferire nelle decisioni politiche di amministratori che rappresentano la volontà pluralistica di una comunità, discettare da maitre a penser o opinion leader presso facoltà universitarie per un rinnovamento della politica, secondo una loro logica.
Che dal momento che non può non essere ideologica è da condannare. «’Le  scuole — dice Paolo Pintacuda in una intervista concessa a Messina — cercano di formare politici nuovi con conoscenza dei processi sociali, della vera natura della politica, delle metodologie del governo della città, con visione storica e modelli etici». S’intenderebbe dare, tosi, un colpo ai metodi da portaborse, quel meccanismo di selezione dell’individuo politico che appartenga fedelmente a un gruppo, una corrente, un politico influente.

Bisogna fare, tuttavia, attenzione alle intenzioni e ai fatti, ad arte confusi, come conosciamo tutti per costume gesuitico. Che cosa abbiano a che fare i Gesuiti con la politica ce lo dice anzitutto la storia di cinque secoli fino a ieri, che offre prove e fatti. L’Ordine dei Gesuiti sorse nel 1534 e rappresentò nel clima dell’ondata rivoluzionaria della Riforma protestante l’energica opera non solo di riorganizzazione religiosa ma di restaurazione dell’autorità della Chiesa, di cui la Compagna di Gesù del Loyola fu la milizia. Mentre, infatti, nelle istituzioni educative cattoliche, tutte illustri, invero, per le eccezionalità dei fondatori, predominò lo spirito chiesastico e filantropico congiuntamente ai tempi che si vivevano, la Compagnia dei gesuiti si organizzò in forma di un vero e proprio esercito a difesa del cattolicesimo, di cui però l’educazione e l’istruzione della gioventù fu l’oggetto primario, saldamente pensato ed escogitato. Nel loro Collegio (1551 Collegio romano). l’internalo nel quale alla rigida e severa istruzione si accompagnava un’educazione «gesuitica», sviluppatosi in tutti gli stati d’Europa e del mondo, venivano accolti i giovani delle più ricche famiglie che avrebbero costituito la classe dirigente, attraverso la quale lo spinto gesuitico avrebbe agito su tutta la società, assicurando in tal modo l’influenza della Chiesa nella vita politica, familiare, individuale (è del 1559), la Ratio studiorum, che, in sostanza è ancor oggi regola). Senza voler parlare qui degli aspetti deformanti che la «lettura» e lo «studio» della cultura avevano presso queste scuole per i fini supremi di parte, l’attività missionaria e dottrinaria ha posto sempre l’Ordine al centro di violenti conflitti ecclesiastico-politici, mentre l’efficacia delle sue scuole ha dato ai gesuiti un formidabile peso politico e civile che, accresciutosi, ne provocò dalla metà del 700 fino al nostro secolo l’espulsione o la dispersione dai paesi europei ed extra europei, Italia compresa.

Oggi non si può non riconoscere l’aggiornamento gesuitico, ma l’iniziativa delle scuole di politica ci riporta mollo lontano, ad antiche consuetudini, dalla storia cancellate e rifiutate, inaccettabili dalla società che garantisce la formazione giovanile nelle istituzioni democratiche.

Se per i portaborse necessita una crociata, non è così per i giovani. Essi hanno libera palestra di formazione che è la scuola dello stato democratico, hanno le associazioni culturali verso cui s’indirizzano liberamente dopo aver recepito i fatti della storia e della cultura, hanno la famiglia che per quanto in crisi è sempre spazio di formazione politica. Proprio, tra qualche giorno i giovani affrontano la dialettica democratica e si preparano alla prima organizzazione politica, la democrazia scolastica, con la forza della ragione e delle convinzioni dei liberi dibattiti, delle discussioni, delle fonti di informazioni di una società pluralistica. Chi mistifica o inganna ì giovani con preparate ideologie e confezionamenti è un corruttore. Bisogna ricostruire la scuola, i suoi valori intellettuali ed etici, far ritornare la cultura critica come vita, per essere la scuola momento fondamentale di formazione politica, non nel nome di ideologie ma di processi formativi autonomi.

Il «modus operandi» sfocerà conseguentemente, senza moralismi e sofismi di demiurghi che hanno la presunzione di interpretare i bisogni della società per progettare utopie politiche, che fanno intravedere piuttosto la dittatura del consenso politico. L’educazione e l’attività politica non sono certo delle più facili, ma per questo non dobbiamo espropriare la scuola di questo compito di formazione e caricarla di mille altri compiti inutili e futili che quotidianamente essa si trova a respingere: diciamo dalla scuola media fino all’università, che, pur di grado diverso, hanno come fine di far acquisire idee, atteggiamenti, orientamenti e partecipazione, capacità di influire sulla società e trovate i criteri ideali per migliorarla.

Mario Truscello

“Parentesi” anno I n.1 marzo/aprile 1989

 

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