PREMESSA
In questo volume ho voluto mettere insieme alcuni lavori che ho realizzato nell’ambito dei corsi di perfezionamento post-laurea. Si tratta delle mie quattro tesine di fine corso, più due interventi da me svolti in due convegni organizzati dall’Associazione regionale di medicina e Storia dall’università di Messina nell’ambito del corso di perfezionamento in Storia della medicina. Questi due interventi sono stati successivamente pubblicati rispettivamente nel volume Atti del VII congresso di Storia della medicina e nella rivista edita dal Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze Neurologiche.
Ho voluto dare a questo libretto lo stesso titolo della prima delle quattro tesine, ovvero Comunicazione e medicina nella storia. I motivi di questa scelta sono due: uno di natura affettiva, perché la tesi in questione è stata la prima che ho elaborato. Il secondo motivo deriva da un interesse intellettuale: avevo proposto io stesso l’argomento della tesi al professore, perché affascinato dal ruolo centrale della comunicazione in tutte le sue forme nell’ambito della vita sociale, e quindi anche nella medicina. Naturalmente non si tratta di un saggio medico, ma di una dissertazione di taglio sociologico e filosofico basata sulla dimensione originaria della medicina, che nasce come branca della filosofia.
Il concetto di base è che la comunicazione in medicina si identifica con l’arte della relazione. Partendo dall’analisi del significato della parola stessa, si arriva a descrivere il rapporto comunicativo che intercorre tra medico e paziente e il modo in cui questi due soggetti si relazionano. In particolare si è voluta sottolineare la differenza con le epoche passate, quando la medicina era essenzialmente muta: il medico si trincerava dietro un vortice di paroloni incomprensibili con cui sentenziava diagnosi e cure senza alcuna richiesta di collaborazione né scambio di informazioni col paziente.
Le quattro tesine, una per ogni diversa specializzazione, sono state svolte a conclusione dei relativi corsi, aventi la durata di un anno ciascuno; la discussione della tesi è stata preceduta da un esame finale. Per ogni corso è stata attribuita una votazione conclusiva e consegnato un attestato di profitto. Questi corsi, i cui bandi di partecipazione erano emanati dalla Facoltà di Medicina, erano riservati ad un massimo di venti studenti partecipanti.
I cicli di lezioni erano finalizzati a fornire ai laureati un arricchimento e un approfondimento culturale, nonché un adeguamento delle conoscenze in conseguenza dell’evoluzione delle metodologie scientifiche di indagine. Assumevano inoltre particolare utilità per gli aspiranti insegnanti, in quanto validi come crediti formativi nelle varie graduatorie scolastiche.
Confesso che questi corsi, che ho frequentato con vero piacere dopo il mio consueto orario di lavoro in banca, hanno rappresentato per me un momento importante: oltre a farmi staccare la mente per qualche ora dalla routine quotidiana, mi hanno aiutato nel completamento della mia formazione, contribuendo a farmi crescere ulteriormente dal punto di vista culturale e soprattutto umano. Tutto ciò che è apprendimento e cultura ci aiuta a capire sempre di più e meglio anche realtà e situazioni che ci sembrano molto lontane.
Gli argomenti di queste tesine, in ordine cronologico, sono: Storia della medicina, Parassitologia del territorio, Igiene mentale dell’adolescenza e Neuropsicopatologia dell’età evolutiva nei processi cognitivi.
I corsi erano costituiti da lezioni sull’evoluzione della medicina nella storia, seminari, conferenze, congressi e convegni conviviali, con la fattiva partecipazione di eccellenti accademici dell’Università Peloritana oltre che di tanti altri illustri studiosi venuti da fuori. Uno dei docenti con il quale ho legato di più e che voglio ricordare particolarmente in questo mio preambolo è il professor Antonino Ioli, ordinario di Parassitologia medica e Infettivologia, nonché direttore dei corsi di Storia della medicina e di Parassitologia del territorio e del corso di specializzazione in Parassitologia medica, ma anche scrittore e saggista. Il professor Ioli è stato definito dal mondo accademico “uomo rinascimentale” per la sua grande capacità di coniugare brillantemente la scienza medica con la letteratura, come avveniva nel Rinascimento prima della separazione dei saperi.
Io conoscevo già il professor Ioli, perché con lui ho sostenuto il mio primo esame all’università, quello di Igiene. Uomo dotato di intelligenza eccezionale e di eccellente eloquio, dimostrava una grande capacità di coinvolgimento, tanto che, quando ancora insegnava Igiene al magistero, l’aula in cui teneva abitualmente le sue lezioni era sempre gremitissima, sia per l’importanza della materia sia per il suo carisma, oltre che per il suo modo gentile di porsi. Si trattava di una grande aula a forma conica, sempre stra- colma di studenti che si radunavano persino fuori dalla sala. Lui, al centro dell’auditorio, era come inghiottito dal pubblico: magro, di statura non molto alta, lo si vedeva appena, con la sua barbetta alla Cavour e il suo immancabile papillon a pois che si affacciava dal bavero della giacca. Ma la sua voce si sentiva, e riusciva a galvanizzare un’intera assemblea di post-sessantottini.
Anche nei due corsi di Storia della medicina e Parassitologia del territorio il professore riusciva a coinvolgerci pienamente, persino ad entusiasmarci. Nel primo organizzò all’interno dello stesso corso di base un seminario sulla Storia degli ospedali della durata di una settimana, con consegna di attestato di profitto fi- nale, affidato all’eccellente professor Ernesto Buzzanca, direttore sanitario emerito e tra i fondatori dell’ospedale di Milazzo. In un’altra occasione invitò il professor Trento Malatino a tenere una lectio magistralis sul tema: “La medicina si può considerare vera- mente scienza?”. Il professor Malatino, ex docente di filosofia, era stato suo insegnante al Liceo classico “La Farina” quarant’anni prima; in quella occasione, non senza commozione, Ioli cedette al suo anziano docente la propria cattedra accademica, prendendo posto tra i banchi assieme a noi studenti.
E poi ancora, sempre il professor Ioli organizzò un convegno all’Ospedale delle donne di Caltagirone sul tema: “La peste e gli untori nella Sicilia spagnola del ‘600”, o altri congressi sul vaiolo in Italia, o sui lazzaretti.
Per non dilungarmi troppo e tornando ai miei elaborati, la prima tesina, che ho svolto col professor Ioli per il diploma di perfezionamento in Storia della medicina e che dà il titolo a questa raccolta, è Comunicazione e medicina nella storia, e verte su quanto la comunicazione in tutte le sue forme abbia influito sullo sviluppo della medicina nel corso della storia. La materia della seconda tesina è Parassitologia del territorio; si intitola Rischi invisibili: i parassiti in ufficio, e tratta delle varie tipologie di parassiti presenti negli ambienti che frequentiamo quotidianamente, dalla casa all’ufficio. La terza tesina, Gli adolescenti e il modo di comunicare i loro disagi, è stata scritta a completamento del corso di Igiene mentale nell’adolescenza tenuto dal professor Meduri, direttore del dipartimento di Psichiatria; nel mio percorso didattico sono stato seguito da vicino dal professor Antonio Enrico Di Rosa, che è stato il relatore della mia tesina. Infine l’ultimo scritto riguarda la Neuropsicopatologia dei processi di apprendimento in età evolutiva, corso diretto dal professor Filippo Calamoneri, ed è intitolato: Comunicazione interpersonale e difficoltà di apprendimento. La tesi mi fu assegnata dal professor Leandro Righi, che ne è stato il relatore, ed è incentrata su dinamiche e ostacoli della comunicazione interpersonale: comunicando male non usiamo la potenzialità che il linguaggio ci offre per gestire al meglio le relazioni e i conflitti interpersonali in età evolutiva.
Questi scritti hanno rappresentato il punto di arrivo di importanti momenti della mia formazione culturale e personale. Raccogliendoli in un libro ho voluto ricordare esperienze e persone che hanno segnato in modo determinante e incancellabile la mia vita.
di Filippo Briguglio
Prefazione
È con grande piacere che mi trovo a introdurre questo libro, una raccolta di lavori che rappresentano il frutto di un percorso di studio e crescita personale intrapreso con passione e dedizione. Questo volume offre un’occasione unica per esplorare le sfaccettature della medicina attraverso il prisma della comunicazione e della storia.
L’autore di questa opera ha compiuto un viaggio che lo ha portato a esplorare le connessioni profonde tra medicina, comunicazione e società. Il suo interesse per il ruolo centrale della comunicazione in campo medico ha dato vita a una serie di tesine e interventi che ora si presentano come un corpus unificato.
In questo libro, l’autore ci guida attraverso una riflessione critica sulla medicina, rivelando come la comunicazione sia da sempre un elemento fondamentale della pratica medica. La sua analisi ci offre uno sguardo privilegiato sulla trasformazione della medicina nel corso della storia, passando dall’epoca in cui il medico era principalmente un “parlatore” di paroloni incomprensibili a un periodo in cui la comunicazione si è evoluta in un’arte della relazione con il paziente.
Questo volume non è solo un resoconto delle ricerche e dei risultati dell’autore, ma è anche una testimonianza della passione per l’apprendimento e la crescita personale. Attraverso il racconto delle sue esperienze durante i corsi di perfezionamento post-laurea, l’autore non è un medico, è un umanista, interessato alla storia della medicina, di cui ha completato il perfezionamento universitario,che unendolo alla sua attività di giornalista pubblicista stato un allievo di perfezionato, che ha ci dimostra come l’istruzione continua e la ricerca siano un percorso che può arricchire non solo la mente ma anche l’anima.
L’autore ha desiderato condividere queste esperienze e queste conoscenze con i lettori, offrendo un’opportunità di approfondire e riflettere da una posizione sociologica . Questo libro è un invito a esplorare il legame tra medicina e comunicazione, a riflettere sulle radici storiche della professione medica e a comprendere come la comunicazione sia intrinsecamente connessa al benessere dei pazienti.
Mi congratulo con l’autore per il suo impegno e la sua dedizione nel portare avanti questo lavoro. Spero che questa raccolta possa ispirare altri a esplorare il vasto mondo della medicina e della comunicazione, aprendo nuove porte alla comprensione e all’innovazione.
Che questo libro sia un prezioso contributo alla conoscenza e un’opportunità di crescita per tutti coloro che ne faranno parte.
Chiara Giannatiempo
Commento a “Comunicazione e Medicina nella Storia”
di Filippo Briguglio, Parentesi editrice, 2020
Del Prof. Dott. Antonino Ioli, Professore Emerito, già ordinario del S.S.D. MED/17 (Malattie infettive) dell’Università degli Studi di Messina
Debbo rendere un tardivo ma sentito ringraziamento al dr. Filippo Briguglio che, al di là della sua poliedrica attività editoriale e giornalistica, mi ha voluto insistentemente ricordare del suo “Comunicazione e Medicina nella Storia”, Parentesi editrice, 2020.
Conosco Filippo, che da ora in avanti per mera comodità di esposizione, chiamerò affettuosamente “Filippo”, da tanti decenni, da quando insegnavo “Igiene” presso la Facoltà di Magistero di Messina con sede in via Concezione.
E Filippo, con precisione di connotati, descrisse la mia posizione e la mia figura quando, a pag. 7-8 del citato suo libro, mi ricorda “…come inghiottito dalla folla: magro, di statura non molto alta, … con la sua barbetta alla Cavour e il suo immancabile papillon a pois… Ma la sua voce si sentiva, e riusciva a galvanizzare un’intera assemblea di post- sessantottini”.
Viene così riferita con giustezza la mia immagine quando dovevo presentare le mie tre lezioni settimanali a numerosi studenti che riempivano interamente l’aula N. 3 della sede universitaria.
Le parole con le quali Filippo mi ha presentato sono state complete e mi hanno invitato a chiarire il mio ruolo presso una Facoltà umanistica e diversa da quella dalla quale provenivo.
E a questo punto sono stato costretto a rivedere il mio programma di insegnamento poiché gli studenti, per estrazione e per formazione, non possedevano una preparazione pronta a recepire gli argomenti di una materia scientifica (Igiene) essendo iscritti alla Facoltà di “Pedagogia”, o di “Materie Letterarie” o al Corso di “Vigilanza”.
Ebbi quindi una ispirazione e creai una mia “inventio” consistente nel legare ogni capitolo del programma prescelto per ogni anno accademico ad aspetti letterari connessi con l’argomento oggetto di trattazione.
Avrei così cercato di unire la cultura scientifica con quella letteraria superando la cesura tra le due culture creatasi a partire dal secolo XVI.
Ne riferisco un esempio, per me dimostrativo.
Il programma didattico di un corso di Igiene prevede una ampia trattazione sul capitolo dedicato all’epidemiologia e segnatamente all’epidemiologia delle malattie infettive.
Bisogna parlare del concetto dell’infezione di una malattia infettiva (cioè, del contagio di partenza), di un quid identificato all’origine di una infezione o di una sua trasmissione o attraverso un veicolo (corpo inanimato) o di un vettore (insetto) della possibilità di allontanamento di soggetti malati da soggetti sani, ecc.
Ed allora, a proposito del contagio, dicevo agli studenti che il termine, probabilmente deriva da cum-tactum quasi a significare un incontro con due elementi (l’uomo da un conto e … i batteri dall’altro). Ed aggiungevo che secondo Cicerone “… contagium est ea quae in aera, defluit et in sublunaria defluit” lasciando così supporre l’origine del contagio che avviene per via aerea e senza intervento da parte degli dèi (e facevo riferimento alle malattie aero diffuse) e la distribuzione delle malattie in rapporto al clima ed alla meteorologia. Era così spiegata l’origine del contagio ed il punto di partenza di una malattia infettiva.
Per quanto riguardava l’allontanamento dei soggetti malati dai soggetti sani, invitavo gli studenti a leggere il “De re rustica” di Columella, il quale affermava a tal proposito “… quae cum in gregem incidit congestiun mutandis est caeli status …”. Ed aggiunge in seguito: “… et id precipue, quod egerit aegra pestilentiam facere valet”.
E per farli pensare all’esistenza possibile di batteri, ricordo che incontravo la massima attenzione degli studenti quando citavo un celeberrimo pensiero di Marco Terenzio Vairone, il quale affermava che “… crescunt animalia quaedam minuta, quae non possunt oculi consequi et per aera intus in corpus per os ac nares perveniunt atque efficiunt difficilis morbos”.
La traduzione in lingua italiana è abbastanza facile ma gli interessi culturali degli studenti desiderosi di ampliare i cenni suggeriti attraverso la richiesta di preparare tesi di laurea su Cicerone, Columella, Vairone, ecc. erano stati così stimolati (erano particolarmente interessati gli iscritti al Corso di laurea in Materie letterarie).
Ho raccolto in un mio apposito quaderno l’elenco delle numerose tesi di laurea assegnate e le ricordo tutte condotte con impegno e interesse per originalità di tematica o per la trattazione che le ha accompagnate.
La stessa metodologia didattica si era verificata anche per quanto riguardava gli studenti iscritti al Corso di laurea in Pedagogia, differenziando gli argomenti dedicati a pedagogisti, studiosi o personaggi d’importanza storica, a problemi di demografia, di statistica sanitaria, problemi propri della scuola, ecc.
Ma dopo quasi un decennio di attività didattica svolta presso la Facoltà di Magistero, venni trasferito alla Facoltà di Medicina e Chirurgia nel 1975, per aver vinto il concorso nazionale a professore universitario ordinario e per occupare la cattedra di Parassitologia (disciplina discendente dall’igiene).
E Filippo mi è stato sempre vicino. Anzi mi piace sottolineare che la sua presenza mi è stata da stimolo per pensare a coinvolgere laureati di diversa provenienza. Infatti, dietro mia proposta la Facoltà di Medicina volle istituire dei corsi di perfezionamento in Storia della Medicina destinati a laureati in Medicina e Chirurgia, a laureati provenienti dal Magistero, in Scienze biologiche, in Medicina veterinaria, ecc.
E Filippo fu tra i primi a partecipare superando gli esami finali con la votazione di 50/50 e lode e ricevendo il relativo attestato dopo aver discusso la tesi sul seguente argomento: “Comunicazione e medicina nella storia”.
Successivamente, dopo l’istituzione di Corsi di perfezionamento in Parassitologia del territorio, Filippo si iscrisse a tale Corso e riportò, come di consueto, la votazione di 50/50 e lode discutendo la tesina dal seguente argomento “Rischi invisibili. I parassiti in ufficio” (il cui testo è in parte riportato alle pagine 29-35).
Non si può non riconoscere che Filippo è stato costantemente un attento partecipante a manifestazioni culturali, congressi scientifici, tavole rotonde, ecc. Ne è una riprova la sua presenza al raro “Simposio sulla parassitologia ittica”, ai Congressi dell’Associazione Meridionale di Medicina e storia, tra i quali piace di ricordare un brillante congresso tenutosi presso il settecentesco “Ospedale delle donne” di Caltagirone…
Ma gli interessi culturali di Filippo hanno travalicato le attività da me organizzate e così ha conseguito l’attestato di partecipazione a diversi corsi di perfezionamento tenutisi presso la nostra Università e precisamente il Corso di “Igiene mentale dell’adolescenza” discutendo la tesi sul seguente argomento “Gli adolescenti e il modo di comunicare i loro disagi”, dimostrando così la sua attitudine ad arricchire il corso dei suoi studi stimolati da interessi pluridisciplinari ed ampliandoli con un ulteriore Corso in “Neuropsicologia dell’apprendimento in Età evolutiva” discutendo la tesi sul seguente argomento: “Comunicazione interpersonale e difficoltà di apprendimento”.
Intorno all’anno 2001, Filippo venne a sapere che avevo completato due opere dedicate a Giovanni Pascoli avendo studiato gli aspetti biologici delle liriche in- “Myricae” e nei “Canti di Castelvecchio”. Ed avendo intuito che io andavo alla ricerca di editori per la stampa dei due libri, mi volle offrire, attraverso una impagabile prova di amicizia, la disponibilità di “Parentesi editrice” di cui egli è stato sempre solerte curatore. La stampa mi ha portato fortuna perché, per soddisfazione mia e di Filippo, i due volumetti hanno riportato tre premi letterari dei quali riporto la motivazione.
1) PROVINCIA REGIONALE DI MESSINA – GIORNATA DELLA CULTURA, DELL’ARTE E DEL TURISMO
22 DICEMBRE 2001
PREMIO SPECIALE – SAGGISTICA
1 ° Premio saggistica scientifica
“Pascoli biologo? Senz’altro non solo poeta, di vibrante intensità lirica, ma qualcosa di più. Infatti, che la pulsione lirica non possa coesistere all’atto della sua espressione con la razionalità scientifica, leggendo questo saggio di Antonino Ioli, si deve ricredere. In questo testo le Myricae vengono sottoposte ad una analisi nuova scientifica e non letteraria, attraverso la quale si scopre un Pascoli, finora conosciuto solo come poeta della famiglia, degli affetti e della fanciulliana purezza del sentimento, permeato dalle conoscenze scientifiche del tempo. Conoscenze fatte proprie, che vengono concepite ed espresse in un tutt’uno con l’ispirazione poetica. La scissione del concepimento artistico tra la porzione razionale e conoscitiva scientifica e l’effetto creativo della poesia è una strada nuova da percorrere per conoscere ed interpretare appieno la grandezza del Pascoli”.
2) ASSOCIAZIONE ITALIANA DI CULTURA CLASSICA DEL “GIUSTO MONACO” RAGUSA – CENTRO STUDI “QUINTINO CATAUDELLA” – RAGUSA
Al chiarissimo Prof. Dott. Antonino Ioli, illustre parassitologo e amico delle Muse, per aver, sapientemente e con raffinatezza d’erudito, percorso itinerari culturali con squisito gusto filologico, un nostro apprezzamento e tutta la nostra simpatia per quanto ha saputo aggiungere alla gloriosa terra di Sicilia. A Majora”.
Ragusa, 12/XI/2003
L’I.C.C. è il Centro Studi
“Cataudella” di Ragusa
Il Presidente
Prof. Gaetano G. Cosentini
3) SOCIETÀ ITALIANA DELLE SCIENZE VETERINARIE – LXV CONVEGNO NAZIONALE
1° Cenacolo letterario veterinario – Sezione Saggistica
Tropea, 9 settembre 2011
1° Premio
“Opera originale, inconsueta e ricca di fascino che apre prospettive di letture interdisciplinari quale stimolo per un’impostazione unitaria delle conoscenze del sapere”.
Prima di concludere la mia attività didattico-scientifica ritenni logica la sua destinazione definitiva, riconoscendone la particolare propensione verso la prestigiosa Società italiana di storia della medicina.
E così, dopo mia opportuna e ampia documentazione degli interessi culturali, Filippo è stato accolto con unanimità da parte dei Soci e dall’anno 2004 fa degnamente parte della Società sopraindicata.
Ritornando al libro per il quale ho scritto alcune pagine non posso sottacere che, se esso non è apertamente e chiaramente a me dedicato, la sua lettura lascia tuttavia supporre una non espressa dichiarazione dell’Autore. Infatti, rileggendo il contenuto (specie le pagine 48-91) del libro, ho avvertito la sensazione che esso fosse attraversato da un’“aura” sottesa e affidata alla mia persona.
Desidero però di essere immediatamente perdonato da tale peccato di superbia.
Voglio, ancora, esprimere i miei più sinceri rallegramenti a Filippo per aver donato un libro interessante che per il carattere altamente positivo può ben figurare nella biblioteca di Casa Briguglio.
Per i motivi sopradetti, rinnovo il mio ringraziamento a Filippo che mi ha ampiamente e affettuosamente ricordato, e resto felice di aver adempiuto il mio compito, “antequam proficiscar e vita” utilizzando una frase che M. Terenzio Vairone cita all’inizio del suo “De re rustica”.
Messina 21 Marzo 2022