Cronaca di una circumnavigazione verso Ovest tra oceani, civiltà e meraviglie del pianeta
Dal Mediterraneo al Pacifico, dall’Oceano Indiano all’Africa australe: 139 giorni di vita di bordo attraverso cinque continenti e tre oceani. Un viaggio che lentamente smette di essere vacanza e si trasforma in esperienza interiore.
di Filippo Briguglio
Dall’Europa all’Atlantico: la partenza e il distacco
Il viaggio della vita non comincia sempre con un aeroporto intercontinentale o con una partenza spettacolare. A volte inizia lentamente, quasi senza accorgersene, osservando dal ponte di una nave il profilo familiare di una costa che si allontana nel blu.
Per chi proveniva dalla Sicilia, Bari rappresentava il porto più vicino, ma la realtà del viaggio si è manifestata subito tra coincidenze complicate e quella tensione che accompagna ogni grande distacco. Eppure, ogni difficoltà si è dissolta nel momento in cui ho messo piede a bordo della Costa Deliziosa. Da quell’istante, il tempo ha cambiato ritmo.
La nave si è trasformata in un piccolo mondo galleggiante: i ponti, il teatro e i ristoranti hanno assunto una sorprendente familiarità domestica. Dopo poche settimane, i volti dell’equipaggio sono diventati “casa”: dal cameriere del mattino al personale della Spa, dai fotografi ai musicisti. È iniziata così una sfida straordinaria lungo le rotte dei grandi esploratori, toccando 33 Paesi in una circumnavigazione verso Ovest che ha modificato la percezione stessa del tempo.
Oltre le Colonne d’Ercole
Sebbene il porto ufficiale di partenza fosse Trieste, sono stati gli scali di Napoli, Savona, Marsiglia e Barcellona a rappresentare la soglia della vera traversata. Dopo Casablanca e l’escursione tra i colori di Marrakech, il distacco definitivo è avvenuto oltre Santa Cruz de Tenerife.
Cinque giorni di navigazione nell’Atlantico hanno reso l’orizzonte assoluto. Mare e cielo si sono fusi in una linea continua, scandita solo dai bollettini nautici di mezzogiorno e dai tramonti sul ponte nove. L’approdo alle Barbados ha poi segnato il passaggio netto: la luce caraibica, violenta e profumata, ha cambiato radicalmente l’atmosfera.
Tra ingegneria e mito: verso il Pacifico
Da Cartagena de Indias a Colón, il viaggio si è arricchito di contrasti. Ma è stato il transito del Canale di Panama a rappresentare l’esperienza più impressionante: l’attraversamento delle chiuse di Gatún, Pedro Miguel e Miraflores è il momento simbolico in cui la nave cambia oceano.
Qui è iniziato il Pacifico, il cuore geografico dell’esperienza. A causa di variazioni logistiche, la sosta a Manta (Ecuador) è stata annullata per motivi di sicurezza, così la permanenza a Callao (Lima) si è prolungata, permettendoci un’immersione totale nella civiltà inca. Davanti alle terrazze millenarie di Machu Picchu, sospese tra nuvole e pietra, la sensazione di trovarsi fuori dal tempo si è fatta concreta.
Il Cile ci ha poi accolto con la dimensione poetica di Isla Negra, nella casa-vascello di Pablo Neruda, e con la solennità di Santiago, dove Plaza de la Constitución custodisce la memoria di Salvador Allende. Il viaggio è proseguito verso l’enigma dei Moai dell’Isola di Pasqua e la remota Pitcairn, dove i discendenti degli ammutinati del Bounty sono saliti a bordo per offrirci i loro manufatti, essendo l’isola troppo piccola per accogliere la nave.
Dalla luce turchese della Polinesia francese — Papeete e Bora Bora — siamo scivolati verso i ritmi ancestrali delle Samoa e delle Fiji, fino all’approdo in Australia. Qui, la modernità spettacolare di Sydney e Brisbane si è alternata al silenzio primordiale delle Blue Mountains e alla maestosità della Grande Barriera Corallina. Infine, i paesaggi vulcanici di Rabaul, in Papua Nuova Guinea, ci hanno regalato uno degli incontri più autentici con le tradizioni locali.
L’Asia e il contrasto delle civiltà
L’Asia è stata la fase più spiazzante. Il Giappone ci ha accolti a Tokyo con una nevicata silenziosa: un contrasto surreale dopo il lungo clima tropicale. Se Kyoto ha svelato l’anima spirituale dei templi zen, Nagasaki ha trasmesso un messaggio universale di pace. Il mosaico asiatico si è poi arricchito con la modernità di Taiwan, le foreste verticali di Hong Kong e l’energia travolgente del Vietnam, terminando tra le strade di Singapore e della Malesia.
Dall’Oceano Indiano all’Africa australe
Nell’ultimo tratto, la realtà è irrotta nel viaggio: alle Maldive, la chiusura dello spazio aereo su Dubai ha imposto rientri alternativi per alcuni passeggeri, mentre in Sudafrica abbiamo vissuto l’episodio surreale di un passeggero disperso e poi scortato dalla polizia fin sotto la nave.
L’Africa ha mostrato la sua potenza al Capo di Buona Speranza e nelle dune rosse della Namibia. Il silenzio del deserto e lo spettacolo dei fenicotteri rosa rimangono tra le immagini più potenti dell’intera circumnavigazione. Risalendo verso il Mediterraneo, abbiamo toccato l’arcipelago vulcanico di Capo Verde e le Canarie, prima di rientrare tra le acque familiari di Barcellona, Marsiglia e della bellissima Corfù.
Il viaggio che resta
Un giro del mondo non è una successione di porti, ma una lenta trasformazione dello sguardo. A rendere unica questa esperienza sono state anche le persone incontrate lungo la rotta. Penso all’equipaggio della Costa Deliziosa — da Petronillo, Peeter, Erwin e Donato, fino alla squadra dei fotografi e al filmmaker Francesco — e ai compagni di viaggio come Ruth, Florence, Isabella, Tonina e tanti altri.
Dal pomeriggio del 22 novembre 2025 alla mattina del 10 aprile 2026 sono trascorsi esattamente 138 giorni e 18 ore. Oltre tremila ore sul mare che hanno segnato un confine invalicabile tra “prima” e “dopo”.
In un vero giro del mondo non si attraversa soltanto il pianeta: si attraversa lentamente anche sé stessi. Resta una sola certezza: non è il viaggio a finire, è il viaggiatore a essere cambiato.
