Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
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Avvenimenti

“Parentesi” Le nostre interviste” a colloquio con il dott. Franco Langher della direzione distrettuale antimafia di Messina

Nel primo caso, al suo interno, c’è chi chiede ai cittadini, diversi dai “pentiti”, collaborazione
seria per abbattere il muro dell’omertà e dell’affarismo. (nella foto il giudice Franco Langher)

di Ernesto Consolo

Non è stato un periodo morbido quest’ultimo per la nostra magistratura, al centro di ripetuti giochi incrociati Lo stesso Angelo Giorgianni, sostituto procuratore della Direzione antimafia di Messina, è stato oggetto di un tentativo da parte di Cosa Nostra di coinvolgimento in attività criminali, attraverso la falsa testimonianza di un “collaboratore”, lautamente (500 milioni) ricompensato. Delegittimare i magistrati delle grandi inchieste per poi isolarli: è un film già visto. Sul ricorso alla politica del sospetto Franco Langher, sostituto procuratore della Dda di Messina, chiosa senza entrare nel dettaglio: «È un ricorso storico». Magistrato in prima linea da anni nella lotta al crimine organizzato, Langher vede «un calo di tensione nella lotta alla Mafia, da parte di noi magistrati è fondamentale avvertire l’appoggio dell’opinione pubblica, la presenza dei media. Se si resta isolati, per noi, come è stato per Falcone e Borsellino, è la fine. Ma quest’apporto dei media e dei cittadini deve concretizzarsi in una partecipazione nel quotidiano piuttosto che in una serie di incontri e convegni elitari». L’attuale gestione dei pentiti e stato un terreno su cui si è scatenato un vasto campionario della strumentalizzazione: ma ciò non può far passare inosservato che «questo sistema appare in grave difficoltà – dice Langher -; è stato strutturato in previsione di un gruppo di circa un centinaio di pentiti. Non per un migliaio che oggi ci “ritroviamo”. Le indagini di polizia giudiziaria vengono così private di molti poliziotti e carabinieri costretti a lavorare come scorta». Il Pm messinese si muove compatto sulla linea del Capo della Polizia, Masone e del Comandante dei Carabinieri Federici: la necessità di uomini che intervengano per le chiamate, che vadano in strada, di pattuglia.
Non è suo costume parlare delle inchieste delle altre procure, ma Langher, questa volta, non si tira indietro: «è molto probabile che, per le tecniche di riciclaggio, i depositi, i nomi, la Tangentopoli milanese vada presto a congiungersi su svariati versanti con le indagini della Procura di Palermo». In seguito ad una inchiesta durata due anni, i magistrati della Dda di Messina negli scorsi mesi hanno fatto scattare l’operazione “Piranha”, mettendo a nudo una intricata rete di esponenti, di cui alcuni insospettabili, dediti all’usura. Ma la fattiva collaborazione dei singoli soggetti preda dei prestiti ad usura, ha avuto un peso fondamentale sulla attività inquirente. «Affidare tutto l’onere della lotta alla criminalità organizzata alla magistratura e al lavoro sui pentiti – dice Langher – può portare solo a risultati parziali. I pentiti sono stati molto importanti per fare la storia della criminalità organizzata ma non possono aiutarci a fare la cronaca. Perchè l’attività investigativa possa crearsi qualche breccia è necessario che vi sia la collaborazione delle vittime dei reati di mafia, dell’usura, dell’estorsione». Quel muro di omertà, di vergogna forse, è ancora lì; un silenzio assordante di cui possiamo liberarci.

Ernesto Consolo

“Parentesi” Anno VII n. 28 Novembre/Dicembre 1995

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