Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
Periodico illustrato bimestrale di politica, economia, cultura e attualità diretto da Filippo Briguglio.
Reg. Trib di Messina 18/02/1989. Iscritto nel Registro Nazionale della Stampa con n°3127 Legge 5881 n° 416.

Avvenimenti

“Parentesi” Le nostre interviste – incontro con l’assessore alla gioventù dott. Gaetano Giunta

 

PROGETTO GIOVANI: IL “NUOVO” A MESSINA
Di Filippo Briguglio

Parte nella città dello Stretto l’ambizioso progetto dell’Assessorato alla Gioventù.
Costruire insieme una nuova cultura progettuale: per andare oltre la cultura violenta della clientela, della sudditanza mafiosa e degli Istituti “ghetto” (Nella foto L’assessore Giunta e il giudice Caponnetto)

Con i giovani per costruire il futuro. Per imparare che i ragazzi non possono e non devono essere avulsi dal contesto sociale, anzi sono l’essenza stessa del domani. E per capire davvero che la formazione di una società migliore passa attraverso un processo di trasformazione interattivo atto a trasformare il territorio stesso.
L’assunto del progetto parte proprio da un’approfondita analisi dell’habitat sociale cittadino.
Cosa succede in una città come Messina quando le forze attive che in esso si muovono e che lo muovono si estrinsecano avendo come destinatari finali i terzi?
“Definire a priori Messina una città mafiosa o non mafiosa – sostiene l’Assessore Gaetano giunta, promotore e sostenitore dell’intero progetto – non è esatto”. Infatti nel territorio muovono interessi illeciti prettamente mafiosi di cui il fenomeno droga è l’espressione più pericolosa e quella ad impatto ambientale più violenta deteriore avendo immediate ripercussioni sui terzi, soprattutto giovani, non solo in termini di consumo ma anche di spaccio considerato immediata fonte di sicuri e forti guadagni, per non sottovalutare poi tutte le altre forme di microcriminalità e di illeciti perpetrati ai danni dei cittadini che si concretano per esempio in scippi, furti, nel dilagante fenomeno dell’usura ed in altro ancora.
Ma nel territorio muovono anche interessi leciti, politici che lo controllano, ad esempio, attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro e, quindi, si estrinsecano verso i terzi con l’esercizio di politiche clientelari che sono il tessuto connettivo della loro affermazione e della loro stessa sopravvivenza.
Cosa consegue, allora, dalla presenza simultanea di questi interessi contrastanti ma aventi un unico destinatario finale, cioè il cittadino?
“Nel contesto di una economia distorta e bloccata – è in sintesi l’analisi da cui muove il progetto giovani nelle sue varie articolazioni – questo sfondo culturale molto naturalmente supporta e produce quella generalizzata mafiosità comportamenti e quella perversa spirale di clientelismo che soffocano lo sviluppo e uccidono speranze e progettualità nella nostra città. Proprio questa velocità di mutamenti e la forte frammentazione a livello individuale (bisogno di sintesi fra ragione e sentimento, professione ed etica, etica e cultura), a livello culturale (spezzettamento del sapere in tante discipline e sottodiscipline), a livello socio-politico (esaltazione di interessi particolari e corporativi, logica dell’appartenenza ottusa) aprono un gran numero di frontiere sociali mobili che quotidianamente provocano la comunità degli uomini. Chi non riesce, per ragioni psicologiche, ambientali, sociali, di condizione fisica o per altro, a restare agganciato a questa spirale vorticosa dei ritmi di vita e dei mutamenti economico- culturali viene “centrifugato” fuori dai processi produttivi e dai circuiti informativi: esplodono così le marginalità “temporali” che certamente sviluppano importanti correlazioni con le più vecchie povertà urbane e “spaziali”.
In questo panorama si inserisce la programmazione delle politiche sociali “intese come cerniere di riconciliazione sociale e di integrazione fra mondi a diverse velocità difficilmente comunicanti tra loro, pensate e progettate nella logica della comunicazione non violenta e della reciprocità superando definitivamente la cultura dell’assistenzialismo e dell’istituzionalizzazione trasmissiva e ghettizzante”.
Ad essa si riconnettono il Progetto Sport-Scuola-Territorio (quadro di riferimento per le attività sportive), il Progetto Ragazzi e il Progetto Giovani che danno forma all’assessorato alla gioventù e a tutto quell’intreccio di itinerari e servizi che organicamente, ma articolatamente composti danno forma alla programmazione delle politiche sociali.
“Una democrazia reale non solo annunciata, una proposta educativa poliedrica meno violenta possibile, l’educazione al linguaggio, all’educazione, alla bellezza” sono – secondo l’assessore Giunta – gli assiomi del Progetto nel suo complesso.
Infatti il filo conduttore delle varie fasi di questa sperimentazione è proprio lo spirito di aggregazione costruttiva “per lo sviluppo di un progetto policromatico”.
Un progetto, cioè, che partendo dal presupposto essenziale della comunicazione, si intesta di offrire ad ogni ragazzo prima, e ad ogni giovane poi, la possibilità di appropriarsi, attraverso la sperimentazione, delle proprie potenzialità di linguaggio, di espressione e di creatività senza i condizionamenti della realtà socio-culturale ed ambientale in cui vive (famiglia, scuola ed altro) e si estrinseca in varie forme di attuazione: nei villaggi e nei quartieri della città (come è avvenuto durante le “feste degli incontri”, prima fase del progetto ragazzi realizzata nell’estate 1994), nelle scuole (con la creazione di laboratori mirati come strumenti di integrazione anche affettiva soprattutto nel passaggio elementari/medie), nella apertura di centri sociali che ruoteranno attorno al progetto educativo soprattutto nei quartieri a più alto rischio, per assumere poi un percorso più approfondito quando, rivolgendosi ai giovani, diviene un vero e proprio input ad una imprenditorialità giovanile.
La realizzazione del Progetto Giovani si articola in tre fasi: la creazione di un centro studi di imprenditorialità giovanile, per trasformare le idee imprenditoriali in progetti ed accompagnarle nella fase della realizzazione; la creazione di una rete di informazione imprenditoriale, che sarebbe la prima rete territoriale del genere in Italia, collegata attraverso Internet con networks informatici per una informazione costante del mercato del lavoro; una scuola permanente per giovani imprenditori, per l’acquisizione di competenze specifiche.
L’impegno assunto dal neo Assessorato alla Gioventù, pur se entusiasta , è grande e colloca l’Amministrazione Comunale nel ruolo di coorganizzatore delle diverse esperienze diventando così spazio privilegiato di partecipazione democratica.
Avanzare giudizi in questa prima fase è certamente prematuro anche se non è fuori luogo considerare che, dato l’assoluto immobilismo che imbriglia la nostra città ed il refrattario spirito messinese verso tutto ciò che è nuovo, il compito si presenta tutt’altro che facile.
Eppure, considerato che per questo progetto Messina è una delle città italiane pilota nella sua sperimentazione ed attuazione, proprio questa potrebbe essere un’occasione da non perdere per riscattarsi dal confino di città terzo-mondista cui recenti sondaggi l’hanno relegata e soprattutto per trovare la forza e l’orgoglio di recuperare la dignità di una città, almeno, vivibile.

Filippo Briguglio

“Parentesi”Anno VII n.27 Marzo aprile 1995

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