Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
Periodico illustrato bimestrale di politica, economia, cultura e attualità diretto da Filippo Briguglio.
Reg. Trib di Messina 18/02/1989. Iscritto nel Registro Nazionale della Stampa con n°3127 Legge 5881 n° 416.

Avvenimenti

Editoriale di Mariano Messina

VALZER ALL’ITALIANA

Mariano Messina

L’Italia sta attraversando uno dei più tristi periodi della sua storia. La lira, la nostra moneta ufficiale, da tempo, ormai, non regge il confronto con le altre monete europee mentre gli italiani hanno perduto la fiducia nelle istituzioni. Il governo di Giuliano Amato, a sua volta, arranca per arginare questa diga che già fa acqua da tutte le parti. Siamo proprio allo sfascio economico, politico e sociale.

Il governo, presentando alle Camere la Finanziaria 1993, ha chiesto, per la sua approvazione, il voto di fiducia. Espediente consentito dalla legge e dai regolamenti, ma non certamente idoneo per dimostrare al Paese la necessità della sua applicazione. Il voto di fiducia, infatti, priva il parlamento della sua forza democratica, qual è il dibattito in aula, lo svilisce nelle sue funzioni e nella sua attività, umilia i rappresentanti del popolo, senatori o deputati, costretti a votare secondo la volontà dei partiti e non, sicuramente, secondo la propria. Se si dovesse continuare di questo passo, se il governo dovesse chiedere per l’approvazione delle leggi il voto di fiducia del parlamento, il passaggio dal regime democratico a quello totalitario non sarebbe né difficile, né tanto lontano. La nostra è una democrazia parlamentare e, come tale, deve consentire al parlamento di esercitare le sue funzioni.

Lo sfascio del sistema sì avverte attraverso i numerosi avvisi di garanzia inviati dal giudice Di Pietro e da molti altri coraggiosi suoi colleghi di varie regioni d’Italia ai magnati dell’economia e della finanza italiana. Sono finite in carcere persone considerate, sino a qualche mese addietro, al di sopra di ogni sospetto, tutta gente che sì è resa responsabile di avere “preso” allo Stato migliaia di miliardi, di avere elargito a sua volta miliardi a funzionari e a uomini politici per potersi assicurare l’assegnazione di lucrosi appalti i cui lavori, poi, sarebbero risultati mai eseguiti. Sfascio politico: l’Italia rischia di essere divisa da una linea dì demarcazione voluta dalla Lega nord. Il progetto sarebbe di abbandonare il centro e il sud al loro destino perché considerati una appendice improduttiva. L’azione del separatista Bossi è sempre più incalzante ed il governo, consentendo alla Lega di battere moneta, non impedendo che sotto, o accanto, alla segnaletica che indica la denominazione della città o del piccolo centro, sì aggiunga la frase “repubblica del nord “; permettendo che si istighi il contribuente italiano a non pagare le tasse o a disertare l’asta per la vendita dei BOT – Buoni Ordinari del Tesoro – sì rende complice di questa forma di disfattismo che cala dalle zone atte della penisola verso Roma.
Per fortuna dell’Italia e degli italiani, a fronte dell’inerzia del governo, è il Presidente della Repubblica Scalfaro a considerare reato ogni forma di attentato all ‘unità della nazione. Ma l’affermazione del Presidente Scalfaro sembra avere tutte le caratteristiche dell ‘ormai proverbiale “pannolino caldo”, destinato ad apportare un momentaneo sollievo fisico ai sofferenti di raffreddore, ma certamente non a guarirli. Se attentare all’unità d’Italia è reato, se non osservare le sue leggi è, parimenti, reato, ebbene il senatore Bossi dì questi reati ne ha già commessi più dì uno per cui, secondo la legge vigente, deve essere denunciato. Ma anche per questo il governo tace, i partiti non si muovono.
Quale fiducia, quindi, si può avere in essi?
La Democrazia cristiana è spaccata in due né, crediamo, la capacità e la buona volontà del nuovo segretario politico Martinazzoli riusciranno a saldare il mosaico delle sue correnti mentre Mario Segni e il Movimento per le riforme si incuneano per diventare il cervello degli uomini di don Sturzo; il PSI, a sua volta, soffre dì un male inguaribile che affonda ora le radici nel dualismo Craxi-Martelli sempre più accanito e convinto, quest’ultimo, di andare all’arrembaggio delle migliori posizioni; il PRI mostra di essere pervaso da un senso di malessere generale pressoché incurabile; il PSDI, non potendo fare altro, afferma, per bocca del suo segretario nazionale, Vizzini, che il governo potrebbe cadere., ma dopo l’approvazione delia Finanziaria. Quindi ci dovremmo essere.

Ed infine, il PDS. Achille Occhetto vuole – ripeto, vuole – entrare nella maggioranza; vuole, dopo 47 anni di anticamera, diventare forza di governo, aspira alla poltrona ministeriale sempre criticata sino a ieri. Il PLI sa benissimo che un posto nella maggioranza non glielo toglie nessuno, Occhetto permettendo.

Se quanto esposto si verificasse, ed anche a breve scadenza, allora sì che potremmo affermare, senza tema di smentita, che in Italia la democrazia è finita. Una coalizione del genere, infatti, non avrebbe più una valida opposizione; un parlamento ì cui componenti sarebbero l’espressione di quella maggioranza non avrebbe motivo di esistere; la stampa, agganciata a questa od a quell’altra espressione politica nazionale, ne dovrebbe assecondare le decisioni. Il popolo, sempre beffato, deluso, ingannato, sì troverebbe davanti ad una nuova realtà nazionale: l’avvento incruento del sistema totalitario. E che Iddio ce la mane buona!
Questa è l’Italia di oggi; ma non è quella che vogliono gli italiani; non è quella che avrebbero voluto i partigiani, i combattenti per la libertà del 1943-45. Non è l’Italia che vorrebbero i caduti dell ‘ultima guerra mondiale, immolatisi per liberarci dalla schiavitù di un regime totalitario.
Il sindacato, infine, non riesce più a controllare la piazza ed i lavoratori trasformano una manifestazione di civile protesta contro la manovra finanziaria del governo in un’occasione per imporsi con la violenza. Ed è deprecabile.
Ecco perché dobbiamo essere coscienti di assolvere ai nostri doveri con la serietà di cittadini corretti; ecco perché dobbiamo reagire a tutte le forme di dispotismo nazionale da qualsiasi pane esso venga. ■

Mariano Messina

“Parentesi” anno – IV n. 20 settembre/ottobre 1992

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