Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
Periodico illustrato bimestrale di politica, economia, cultura e attualità diretto da Filippo Briguglio.
Reg. Trib di Messina 18/02/1989. Iscritto nel Registro Nazionale della Stampa con n°3127 Legge 5881 n° 416.

Avvenimenti

LUCI E OMBRE SULLA CITTA’…

Editoriale

 

(Zoom sulla città dello Stretto)

Suggestive immagini di panorami e scorci storici fra il degrado, l’incuria e l’indifferenza che fanno di Messina una delle città più abbandonate d’Italia.

di Filippo Briguglio 

 

Non è trascorso molto tempo da quando, scrivendo su Messina, ci siamo trovati a denunciare il senso comune di abbandono di questa nostra Città il cui abbandono sembra andare oltre ogni limiti della ragione; una città la cui bellezza è “sprecata”, come abbiamo detto in altre occasioni, per la quale non si può e non si deve dire soltanto: «Che Peccato!»

Sono trascorsi mesi dall’ultima nostra denuncia, ma nulla sembra essere cambiato. Anzi sì, qualcosa è cambiato, ma in peggio: cominciamo col dire che le strade sono sempre più dissestate, il traffico più caotico, l’abusivismo edilizio prospera sempre di più e indisturbato (le sopraelevazioni spuntano ovunque come funghi), quel poco verde più trascurato di prima (crollano alberi secolari perché mai potati), gli edifici scolastici continuano a denunciare inaccettabili carenze (a due mesi dall’inizio dell’anno scolastico ci si accorge di plessi non consegnati, di regole sanitarie non rispettate), la sporcizia è diffusa da per tutto, la microcriminalità è in aumento, le strutture ricreative sono insufficienti e male distribuite (per andare in discoteca bisogna spostarsi almeno di una cinquantina di chilometri in direzione di Taormina o di Milazzo); si avverte perfino la mancanza di luoghi di incontro e di socializzazione quale era una volta il classico “caffè” per i meno giovani e soprattutto per i ragazzi mancano quei spazi aperti dove riunirsi, infatti, sono costretti giocoforza ad invadere Piazza Cairoli, il salotto buono della città, facendo capannello a ridosso dei negozi per discutere, chiacchierare, creando inevitabilmente problemi ai negozianti. Tutto ciò rende questa nostra bella ma sfortunata città di Messina l’esatto opposto del paese di Bengodi. E mentre, per chi abbia voglia del vivere civile in questa città, le ordinate, efficienti, invitanti realtà metropolitane, piccole o grandi, soprattutto del Nord Italia, appaiano chimeriche come sognare l’America o l’araba fenice, il morbo dell’inefficienza trasforma la città dello Stretto, giorno dopo giorno, in un malato sempre più asfittico e agonizzante. Un male oscuro aggredisce continuamente, rodendolo e corrodendolo, il nostro desiderio di vivibilità; un male scriteriato, talmente profondo da essere vissuto, con fastidio ed esasperazione, quasi come una fatale ed ineluttabile calamità, tra l’indifferenza e la disaffezione manifestate da chi, sin qui, ha governato la città.

Una bella città, quella dello Stretto, definita, in un tempo non poi molto remoto, definita il “salotto della Sicilia”. Quel salotto buono da mostrare ai visitatori, con i suoi angoli suggestivi, i suoi scorci da mostrare orgogliosamente come chicche, per la loro pregevolezza. È, forse, proprio per questo che qualcuno pensò di immortalarne il fascino attraverso i ritratti, 462 ingrandimenti fotografici(fotocolor, a quei tempi) da consegnare alla futura memoria? Cara Messina, Messina cara (quanto cara? … 357 milioni, lira più, lira meno sono costate le” foto d’oro” pagate dalla Provincia Regionale di Messina al fotografo Massimo Piccione, titolare della Worldvision Enterprises di Milazzo, che offrì le “foto d’ oro” alla Provincia, ed editore dell’emittente privata Il Tirreno e nel giugno 1994 una seconda inchiesta si concluse con 19 rinvii a giudizio: l’accusa fu rivolta al presidente della provincia Pippo Naro, e ad alcuni ex assessori provinciali, e a funzionari e al fotografo Massimo Piccione per abuso d’ufficio per un appalto bandito a trattativa privata nel 1990 per la manifestazione culturale di Taormina Arte ) e poi per valorizzarti non c’è denaro che conti, per abbandonarti, neanche! E difatti lo sfascio, le carenze, l’incuria dilagano a piene mani. Basta solo guardarsi intorno, andare un po’ in giro, per rendersi conto che non c’è nulla che vada per il verso giusto.

Una fitta coltre di tenebre continua ad avvolgere questa povera città, dove persino le poche cose realizzate sono rimaste isolate cattedrali nel deserto.  Consideriamo ad esempio Piazza Casa Pia. Liberata dalle cianfrusaglie del mercato ivi ospitato per molto tempo, migliorato l’aspetto (nuova pavimentazione, panchine, lampioni che creano un’atmosfera retrò), eccola lì questa grande piazza. Giace squallida e solitaria, senza vita, senza animazione, ripiegata tristemente su sé stessa, malinconicamente dominata dall’antica Porta Grazia, monumento superstite di quella imponente Cittadella progettata, tra il 1680 ed il 1686, da Carlos de Grunenbergh subito dopo il fallimento della rivolta antispagnola dei messinesi (1674-1678), edificata sulla falce della città.

Un pezzo di storia dimenticato. Come, del resto, tanti altri: ad esempio, quel palazzotto d’epoca, ormai fatiscente, in corso di demolizione in via Cesare Battisti, oppure il vecchio quartiere del Tirone (che con la venuta di Carlo V fu inserito nella nuova cinta muraria della città), un tempo “amenissimo sito, ornato di vaghi e graziosi giardini”, come lo descriveva nella seconda metà del ’700 lo storico Caio Domenico Gallo. Oggi, questo agglomerato costituisce soltanto una scomoda denuncia del continuo vergognoso degrado subito nel corso degli anni, attraverso abusi e manomissioni dei vecchi edifici, tra i quali, prepotentemente, ancora si scorgono frammenti del glorioso passato: un arco, qualche finestra ogivale, la pavimentazione di ciottoli e pietra lavica di alcune stradine.

Ombre sulla città. Penoso sintomo del continuo malessere che la uccide lentamente. Ma continuiamo il nostro giro. Non possiamo non soffermarci, irresistibilmente attratti, su quelle fantastiche suggestioni, sempre diverse, che crea l’ineguagliabile scenario dello Stretto con i suoi panorami.

Una città che si affaccia sul mare con le sue costruzioni, di primo acchito, potrebbe non sembrare nulla di così eccezionale: ma Messina, in questo, è diversa. Ed è fantastica. Bisogna vederla risvegliarsi pigramente all’alba coi primi bagliori che si riflettono sul mare, incupirsi in una tormentata giornata di scirocco quando il vento spazzola le onde che si rincorrono con la loro spuma bianca, illuminarsi in una radiosa giornata di sole che dardeggia nel blu dello Stretto, assopirsi nell’incanto rosso del tramonto, avvolgersi di magia nelle notti di luna piena. Bisogna vederla così, sempre la stessa, ma mai uguale, protagonista inimitabile di meraviglie ed incanti, per ammirarla ed amarla. Luci sulla città. Speranza mai spenta di un futuro, infine, migliore.

Siccome dice un vecchio adagio che la speranza è l’ultima a morire, adesso che la “nuova” formazione politico-amministrativa si è insediata, viene fatto naturale chiedersi se, animati da una “nuova” voglia di fare (e di fare bene questa volta), riusciranno i nostri eroi ad accendere sulla città, finalmente, quelle luci che possano restituirle quella dignità e quel rispetto che troppo a lungo in questi anni di oscurità le sono stati sottratti.

Non bastano i pentimenti di rito, anche se manifestati pubblicamente, né le lacrime di coccodrillo, né il clima prenatalizio, durante il quale si è insediata per accidente la neoamministrazione, un clima per sua natura pregno dei bei propositi “di essere tutti più bravi e più buoni”, se non vi è una reale, consapevole e sentita voglia di cambiare. Questa volta, di cambiare sul serio!

Oggi i cittadini di Messina, tra tanto scetticismo appena temperato da qualche barlume di speranza, si ostinano ancora ad augurarsi che le luci si accendano sulla loro città reietta e abbandonata. E pretendono atti e risposte concrete. Gli amministratori, questo, non lo dimentichino!

Filippo Briguglio

970

“Parentesi”- Anno IV n. 20 – Settembre/Ottobre 1992

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