Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
Periodico illustrato bimestrale di politica, economia, cultura e attualità diretto da Filippo Briguglio.
Reg. Trib di Messina 18/02/1989. Iscritto nel Registro Nazionale della Stampa con n°3127 Legge 5881 n° 416.

Avvenimenti

Editoriale – Politiche ’92: Una partita tutta da giocare

 

 di Filippo Briguglio

E tempo di elezioni. La posta è la stessa di sempre: ma stavolta cambiano le regole del gioco. Sull’altare della trasparenza – questo l’obiettivo – si sacrificano giochi di potere ed interessi individuali in nome della realizzazione e del raggiungimento di un auspicato interesse reale della collettività.

 I partiti, ed i loro candidati, dovranno infatti cimentarsi, per la prima volta, col neo sistema della preferenza unica. Fino ad ora le cosiddette “cordate”, le “combinazioni” dei numeri di preferenza avevano assicurato, ai più, il raggiungimento più o meno ottimale, del risultato elettorale. I giochi si facevano dietro le quinte: le ‘ ‘accoppiate”, le segnalazioni di partito, gli accordi sottobanco, anche dell’ultima ora, riuscivano a pilotare, con destinazioni ben precise, congrui pacchetti di voti. Così da garantire a partiti e uomini, equilibrio di forze e stabilità di potere. Anche le eventuali forzature o i possibili brogli elettorali erano qualcosa che entravano a fare parte delle possibilità del gioco: cosicché il terreno di confronto, pre e post elettorale, avevano una propria identità, seppure anche anomala.

Adesso che non è più così, cosa succederà? II voto unico con cui dovranno fare i conti i candidati delle elezioni politiche ormai alle porte è un avversario sconosciuto: non più, come in passato, ‘ ‘tutti per uno ‘ ‘ ma ognuno per sé. E allora? La competizione diventa indubbiamente più difficile.

E lo è già nella preparazione della campagna elettorale: infatti nessuno sembra adesso, disposto a sacrificarsi o a sacrificare più di tanto per l’altro. Con questi presupposti l’incognita è grande: la certezza del risultato è almeno in questa fase, quanto mai indefinibile. Ma è, invece proprio adesso che bisogna fare i conti, nel senso letterale dell ‘espressione.

Numeri alla mano, l’input giusto da dare all’elettore va desunto, stavolta, facendo quadrare le cifre a tavolino, già in partenza. Individuare le potenzialità singole di ciascun candidato, la sua zona di maggiore influenza politica ove concentrare la richiesta elettorale, la esatta distribuzione delle forze in campo per conseguire, infine, un obiettivo comune di affermazione sono tutte cose che la nuova formula elettorale induce ad affrontare.

Pianificare per obiettivi dovrebbe essere la metodologia vincente per ogni partito.
Ma fino a che punto il risultato può essere gestibile in questa fase? L’establishment” deve, anch’esso, fare i conti con sé stesso: dimostrare cioè di essere in grado, a livello centrale, di sapere veramente gestire le proprie risorse, garantendo ai propri rappresentanti che scendono in lizza il giusto appoggio per il conseguimento di un risultato positivo. Ecco allora che il confronto diventa più complesso, e si muove su un doppio binario: quello del candidato che dovrà dare, intanto al partito, dimostrazione del suo effettivo peso politico in termini di voti sicuri e personali, quello del partito che dovrà individuare, e quindi garantire, intanto a ciascun candidato, una sfera di movimento avulso dalla possibilità di intralciarsi reciprocamente ed essere intralciati.

Stando così le cose, il gioco avviene a carte scoperte: il calcolo delle possibilità cede il passo al calcolo delle probabilità. E, se la matematica non è un’opinione, quando i giochi saranno fatti il risultato non dovrebbe più cambiare. Ma sarà davvero così?

Anno 4 n°17 marzo 1992 pag.3

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