Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
Periodico illustrato bimestrale di politica, economia, cultura e attualità diretto da Filippo Briguglio.
Reg. Trib di Messina 18/02/1989. Iscritto nel Registro Nazionale della Stampa con n°3127 Legge 5881 n° 416.

Avvenimenti

“Parentesi” – Incontro con il filosofo Salvatore Natoli-

La Russia e Gorbaciov

Guidati dalle riflessioni di Salvatore Natoli si riesce a capire In profondità le ragioni del rinnovamento. Al suo Interno una realtà che. in nome della libertà, ha ritrovato la sua dignità. All’Occidente tocca ora fare la sua parte.

Il caso Russia è, per la sua complessa portata, l’episodio storico più importante di questo scorcio di XX secolo. Questi giorni dell’URSS, infatti, andando ben oltre le reazioni emotive suscitate all’inizio del notorio “golpe” portano l’imprimatur di anni di travagli, di speranze, di egemonizzazione, di sogni repressi e soffocati, di un grandissimo popolo che sembra, adesso, avere ritrovato la dignità di esistere in nome della libertà. Il processo che ha condotto sin qui si snoda nel tempo e passa attraverso la cruenta soppressione dello zarismo, gli anni del duro comunismo di Stalin, Lenin e dei loro successori, i dissensi di uomini di culture come Solgenitsin e Sacharov (per citarne alcuni) e tanti altri, un’economia ancorata a rigidi schemi di stretti bisogni, gli aneliti di libertà di regioni come l’Afghanistan; e si condensa negli anni della perestrojka di Gorbaciov, l’uomo nuovo della Russia, l’uomo di pace, innalzandolo lentamente a statista aperto verso l’Occidente, ma creandogli anche, all’interno, quegli elementi di rottura con la parte conservatrice che saranno causa determinante dei noti ultimi avvenimenti. Rileggiamo, allora, questo momento della storia del nostro secolo attraverso le riflessioni di Salvatore Natoli, docente di filosofia della politica presso l’Università Statale di Milano.

(Filippo Briguglio)

“Quando Gorbaciov dichiara un disarmo unilaterale certamente non è più solo un vecchio burocrate, è uno che ha capito che per quella strada non si può andare più. Probabilmente, un altro, al suo posto, non l’avrebbe capito. Ed è anche questa ragione di azione esterna che ha fatto da detonatore ad attivare un processo di trasformazione. Cambiare voleva dire rifunzionalizzare la macchina statale, eliminare parassitismi, ridurre i vincoli autoritari, creare maggiori incentivi, funzionalità sia a livello economico che di apparato amministrativo e quindi anche di partecipazione sociale, una più larga politica dei consumi die permette anche mobilità sociale.
Il mercato, infatti, in un certo senso è libertà, ma se per noi il consumo può avere il carattere dello spreco, in quella società è indice di libertà. Gli interventi di Gorbaciov sono da catalogare come carichi di grande saggezza e moderazione. E poiché in un mondo sempre più complesso anche la realtà sovietica stava diventando complessa, la necessità di una duttilità e di una riforma era improrogabile. Il tipo di organizzazione sodale, infatti, era troppo monolitico, troppo semplice per potere regolare questi fattori di complessità, intendendo per essi quegli elementi di mobilità, di determinazione dentro un sistema tali che non possono più essere vincolati. A questo punto il meccanismo di riforma attivato da Gorbaciov diventa dirompente e si comincia a capire che quello che lui voleva riformare ha, invece, carattere di indomabilità. Quindi la posizione di Gorbaciov si trova fondamentalmente costretta in un sistema incrociato di tensioni: i conservatori che non vogliono, il processo di rinnovamento che non può essere guidato dall’alto perché più lui rinnova più si liberano tensioni dal basso e, quindi, i movimenti radicali che gli impediscono di mediare. E Gorbaciov viene a trovarsi in una maglia non più controllabile: tra il vecchio ceto burocratico di partito che vuole restare e conservare i suoi privilegi ed un ‘agitazione sociale che processo di riforma non può più contenere. La voce riforma ha fatto scartare un momento radicale che diventa una critica sempre più accelerata del sistema. La perestrojka ha diverse tasi: una fase d’apertura notevole, quella iniziale, e poi una fase, non dico di inversione, ma dì forte mutabilità. Consideriamo la fase di apertura: essa nasce fondamentalmente attraverso un’operazione di irrobustito credito internazionale. Vale a dire che prima Gorbaciov non avrebbe potuto mai varare la perestrojka se non avesse avuto un sostegno con promesse di aiuti, invero più verbali che reali, ma indubbiamente con una copertura e quindi con un consenso. Consenso dell’Occidente che poteva guadagnarsi solo attraverso la contrattazione della politica militare. Ecco perché il disarmo unilaterale ha prodotto una dimensione apparentemente pacifista- Con una forte garanzia esterna Gorbaciov poteva attaccare con relativa tranquillità la sua parte militare e mostrare all’Occidente che la Russia poteva essere una scelta di economia e investimenti e che, quindi, lui deve essere protetto e non aggredito, lui sostenitore dei governi progressisti e anti dittatoriali. Con alleanze internazionali, con il sostegno di movimenti non anticomunisti ma certamente liberali e formatori si poteva quindi spaccare la coesione di quell’apparato monolitico verticale, non compatibile con l’escalation sociale, e liberare spazi per sé. Ma mentre cerca spazio pei se stesso, Gorbaciov libera forze che tendono a diventare antagoniste con lui ma che, tuttavia, senza la perestrojka, non sarebbero mai nate: esempio elementare di questo è Eltsin. Allora l’operazione di Gorbaciov, che è quella di riformare il partito e l’unione, sotto la spinta dei movimenti radicali evidenzia l’irriformabilità di un apparato troppo semplice per una complessità sodale emergente che quell’ apparato non riesce più a governare: in queste condizioni partito ed unione non sono riformabili”

SALVATORE NATOLI
Nato a Patti (Messina) il 18.9.42. Insegna Filosofia della Politica

Presso l’Università Statale di Milano. Le sue ricerche sullo statuto

della filosofia tra epistemologia e storia delle idee portano ad una

semantica storica entro cui si scrivono la vita degli effetti e la logica

delle azioni. Tra le sue opere: L’esperienza del dolore; La Forma del

patire nella cultura occidentale; Vita buona, vita felice.

(Diz. Filosofico contemp. “Bompiani)

“Parentesi”Anno III n. 15  Settembre/Ottobre 1991

 

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