Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
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Avvenimenti

Lo studio dell’attività biologica in funzione del tempo, cioè dei ritmi o cicli che la contraddistinguono

CRONOBIOLOGIA, OGGI

di Aldo Nigro

Tempus non solum dosis venenum facit! Questo semplice aforisma riassume tutta la posizione cronobiologia, che oggi ha dato vita ad una disciplina di alta dignità fisiologica e di importanza pratica eccezionale. Come ovvio, riflettendo su questa affermazione, non basta considerare la quantità di una data sostanza nociva, ma deve esser pure valutato il particolare momento, il tempo, in cui viene ad essere somministrata. Questo serve non solo, ovviamente, nel caso dei veleni, ma vale per ogni assunzione, sia pure di elementi e principi utili, come gli alimenti, e per ogni prestazione sia fisica che intellettiva. Ogni attività riposa invero, su di un ciclo, la periodicità delle funzioni biologiche è talmente determinante che la vita stessa viene indicata col termine di “ciclo biologico o vitale”. Dalle funzioni più elementari, come la suddivisione e la moltiplicazione delle cellule, alle funzioni più elevate, come quelle attentive, in effetti, alla base si trova sempre un fenomeno ciclico, periodico, che è della massima importanza conoscere e rispettare.
Recentemente, giovani miei allievi hanno richiamato l’attenzione sul “ciclo basale di vigilanza”, inteso come periodico alternarsi di fasi di maggior e minore attentività: questa scoperta, grande ed importante ma sotto certi aspetti simile all’uovo di Colombo, è stata lustrata da un poster da loro predisposto al recente congresso mondiale di psichiatria biologica a Firenze. Il problema della ciclicità non è poi, come è chiaro, fatto solo di interesse psichiatrico o psicologico, ma, come detto, interessa tutta la vita umana.

 Quello che i miei allievi hanno evidenziato è la correlazione con l’ecosistema del predetto ciclo, indicato come basale per la funzione di sintesi totalizzante, quale è lo stato di vigilanza che raccoglie ed unifica tutte le variabili tanto quelle più propriamente biologiche che le altre di più spiccato significato psichico. La correlazione ecobiologica è cosa nota e di grande importanza: lo stesso ritmo di base veglia/sonno rispecchia quello ecologico giorno/notte ed assicura una migliore possibilità di adattamento e di utilizzo delle risorse e biologiche ed ecologiche.

L’attenzione deve giustamente essere riservata non solo ai periodismi maggiori, ma anche a quelli più elementari, su cui poi i primi si fondano.
Da tempo si va richiamando l’attenzione sulle funzioni elementari e quindi, nel caso cronobiologico, sui ritmi ultradiani proprio sulla base di queste considerazioni, è sono il bisogno di ricercare il ritmo di base, la cui alternanza in maggior attività e rilasciamento deve esser tenuta presente, ogni volta che si vogliono ottenere risultati migliori, senza cimentare in modo anomalo le possibilità dell’organismo.
L’attività periodica dell’ organismo biologico è evidente nelle diverse funzioni respiratoria, circolatoria, digestiva ed endocrina. Il ritmo più opportuno in queste funzioni e da rispettare per mantenere o ripristinare le condizioni di salute. La salute è, in fondo, una buona ritmicità delle diverse funzioni, come notiamo subito quando ci si affatica o si devono compiere sforzi improvvisi. Può anche esser detto che la vulnerabilità, la possibilità cioè di subire aggressioni nocive sia da parte di esseri viventi, malattie infettive, che da elementi tossici dell’ambiente o da elementi fisici anomali, è correlata direttamente alla frequenza delle azioni di tutti questi agenti rapportata alla ciclicità di base. Le stesse malattie degenerative, che più interessano attualmente, come le malattie dovute ad usura dell’apparato cardiovascolare sono, in ultima analisi, alterazioni di ordine cronobiologico: tutta la patologia, cioè, può essere considerata come cronopatia. Perfino le alterazioni tumorali, le più disordinate tra le affezioni morbose, sono in definitiva variazioni delle ciclicità più elementari, quelle proprie dei ritmi di divisione e duplicazione cellulare. Allora, la cronobiologia deve essere alla base della patologia, certamente più che l’anatomia, in quanto il momento dinamico supera quello statico in tutti i fatti vitali, che sono por definizione dei dati processuali, evolutivi. Conseguentemente anche la terapia deve essere cronologicamente definita e, quel che più interessa, la prevenzione, cioè la cura per il mantenimento dello stato di salute o di equilibrio psicofisico, anche in situazioni statisticamente alterate, deve essere basata su considerazioni del ritmo più idoneo, più opportuno.
L’arco sempre teso si spezza! Quest’aforisma racchiude in modo semplice e chiaro la massima dell’alternanza: l’azione deve essere intervallata dal riposo: non è possibile raccogliere tutto il lavoro da una parte e concedersi poi il riposo alla fine.

E’ necessario, invece, che si abbiano fasi alterne di impegno e di ristoro e che le stesse periodicità non siano stabilite a caso, né da necessità economiche, ma vengano invece basate sui ritmi biologici. I ritmi biologici devono guidare quelli psichici, essendo la base dei ritmi di impegno e di attività dell’uomo. È innaturale, cioè controproducente, che si chiedano ritmi uguali di lavoro ai fanciulli, agli adolescenti, ai giovani, agli adulti ed ai vecchi: ognuno deve rispettare il ritmo della sua età. Ognuno deve rispettare il ritmo del suo territorio non si può lavorare allo stesso modo in montagna ed a livello del mare, al nord ed al sud bisogna tener conto delle ciclicità ecologiche, oltre che di quelle biopsicologiche.

 Bisogna esser rispettosi di tutto ciò per non massificare ogni cosa: l’ordine non è una ciclicità sempre uguale, ma una ciclicità elastica, che riassume la diversità biologica, quella psicologica e quella ambientale.

Aldo Nigro

“ Parentesi”Anno III n. 14 luglio/agosto 1991

 

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