Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
Periodico illustrato bimestrale di politica, economia, cultura e attualità diretto da Filippo Briguglio.
Reg. Trib di Messina 18/02/1989. Iscritto nel Registro Nazionale della Stampa con n°3127 Legge 5881 n° 416.

Avvenimenti

“Parentesi” Personaggi messinesi illustri: Peppino Scrofani, uno scrittore a braccetto con la sua storia

Affascinato dal passato, ne fa una descrizione puntigliosa ed efficace. I suoi libri hanno destato grande interesse tra gli studiosi.

di Filippo Briguglio

L’andatura ondeggiante, un po’ indolente, un po’ sorniona; costantemente ciarliero, affettuoso e intrigante. Incontrarlo è ormai un rito per chi è abituato a fare due passi sul Viale , o per tutti coloro che, durante la bella stagione, sono soliti intrattenersi al tavolino di un bar in piazza Cairoli, per “vedere chi c’è, chi passa”, per scambiare quattro chiacchiere tra amici, nell’unico luogo di ritrovo che questa nostra città offre. Peppino Scrofani, giornalista dal temperamento polemico, autore di libri, gentiluomo vecchio stampo, ben rappresenta quella generazione d’altri tempi, simbolo di una messinesità che va perdendosi.
Una messinesità che, nel comune sentire della gran parte dei cittadini, è strettamente legata alle tradizioni, alla memoria di eventi storici, a volti e nomi protagonisti del passato; un senso di appartenenza che Scrofani contribuisce a costruire attraverso la sua personalissima interpretazione dello scorrere del tempo.
Osservatore arguto e critico, cultore dell’amicizia nell’accezione più elevata del termine, Peppino Scrofani lavora da lungo tempo nel mondo della carta stampata. Collabora attivamente con varie testate e riviste ed è stato, inoltre, direttore di settimanali quali “L’Aretuseo” e “La Voce Messinese” . Durante la sua attività giornalistica egli ha intrecciato solidi rapporti d’amicizia con personaggi messinesi di rilievo e con uomini di profonda cultura, ben noti a chi bazzica l’ambiente. Per citarne solo alcuni, ricordiamo Silvio Papalia Jerace, Nino Pafumi, Mariano Messina, Orazio Cusumano, Vincenzo Sardo Infirri, tristemente scomparso, il reggino Francesco Fiumara. Attraverso la narrazione delle sue esperienze personali, Scrofani rievoca importanti momenti storici, suggerendo una nuova chiave di lettura. Un modo di rileggere la storia, quello che ci propone, presente in tutte le sue opere. Ne ritroviamo infatti traccia in Forse il destino, in Quei giorni a Roma, adottato in alcune scuole medie cittadine come testo di narrativa, e nel suo ultimo lavoro Il sapore dei ricordi, pubblicato per i tipi di Armando Siciliano Editore, Messina.
Come si legge nella prefazione a Il sapore dei ricordi, redatta da Giuseppe Morabito, Scrofani «racconta quel che ha visto, rivela i suoi sentimenti su ciò che accadeva così: semplicemente senza pomposità e orpelli». Effettivamente l’autore riferisce la realtà con lo stile lucido e sferzante proprio del giornalista navigato, con la schiettezza tipica di un uomo dall’animo ancor giovane, la stessa franchezza che riaffiora quando, incollerito, affronta una discussione particolarmente accesa.
I suoi viaggi nella memoria, a ritroso nel tempo, descrivono, in maniera pacata ed eloquente, spaccati di vita vissuta che rievocano una storia comune a tutti noi; i ricordi scanditi da nostalgie e palpiti, pensieri e riflessioni, abilmente combinati. Oscillando tra realtà e fantasia, Scrofani, con il suo spirito risoluto e vivace, ci offre la sua testimonianza, scevra di struggimenti nostalgici, nella ferma speranza che essa possa contribuire alla creazione di un’identità storica.
Messinese d’adozione, l’autore riscopre quei sapori antichi legati all’adolescenza, alla giovinezza, al tempo dell’innamoramento, al dolore della guerra, alla nostalgia di casa. Il suo percorso personale è costellato da frammenti di volti, nomi, affetti e ricordi legati alla sua terra d’origine, Francavilla di Sicilia. Un intricato insieme di elementi che si delineano e si confondono in un sottile, abile gioco di parole, lo stesso che egli è solito usare mentre, con la spontaneità che lo contraddistingue, passeggia a braccetto con un amico, chiacchierando del più e del meno.

Filippo Briguglio

“Parentesi” Anno III n.13 Aprile-Maggio-Giugno 1991

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