Associazione Culturale Parentesi


Fondata a Messina nel 1989.
Periodico illustrato bimestrale di politica, economia, cultura e attualità diretto da Filippo Briguglio.
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Avvenimenti

Neuroscienza e disturbi nevrotici

QUANDO SI ESAGERA CON L’APPLICAZIONE DEL COMPLESSO DI EDIPO NELL’ORIGINE DELLE NEVROSI

di Emanuele Motta

 (Prof. Emanuele Motta)

Non bisogna considerare fuori posto l’ipotesi secondo la quale in molti casi l’insorgenza della nevrosi è gravemente condizionata da una organicità abnorme, consistente nella labilità delle funzioni neurotrasmettitoriali e neuro modulanti, nell’alterazione delle vie di connessione e delle funzioni delle membrane cellulari. Determinante per l’avvio alle nevrosi è per una buona percentuale di soggetti l’assimilazione del comportamento nevrotico delle figure genitoriali, della madre in prima linea, mentre in altri casi le spinte nevrorigene risiedono in una condizione di immaturità e di fragilità psichica che riduce le capacità di resistenza e di adattamento. Come pure per le cause sociali, spesso esaltate dall’altare della demagogia, per lo più si tratta di labilità della personalità, per la quale la nevrosi può agevolare un ricco apporto di gratificazioni, non aggiungibili per altre vie. L’eccessivo attaccamento alla madre con il corrispettivo di una figura paterna psicologicamente scialba costituisce un valido motivo di immaturità e di inadeguatezza, responsabile secondo molti di facilitare il cammino verso la nevrosi ed anche verso le psicosi. La situazione, come è noto, si carica di forza turbante quando il rapporto con le figure genitoriali diventa inclinazione libidica verso la madre e rifiuto e odio verso il padre. Questi stati d’animo rientrano nel cosiddetto ‘”complesso di Edipo”, che quando non è ben superato diventa forza motrice di dissesti psicologhi responsabili di nevrosi, di psicosi, di antisocialità. Ma è proprio. Così? Tutto, come fanno alcuni, si può ricondurre al complesso di Edipo? Non è una esagerazione? Del resto, le origini di detto complesso nel mito greco non convincono.
Lo scenario del mito greco è ricco di aspetti seducenti, ma fa da sfondo a fatti crudeli, disumani, turpi; vi è espresso tutto il male dell’uomo in maniera esasperata. Fratelli uccidono fratelli, mariti le mogli, quest’ultime i mariti. Odio e morte si riscontrano nei figli di Edipo. Eteocle e Polinice, che si danno la morte l’un l’altro in duello. Il modello familiare è caratterizzato da delitti e morte A volte, i figli vengono sacrificati in onore degli Dei. Nella letteratura epica non mancano episodi legati alla pietà e all’amore del padre verso i figli. Celebre è la tenerezza di Ettore verso il piccolo Astianatte, notissimo il caso del re Egeo che si getta in mare, ritenendo, per errore, che il figlio Teseo fosse morto nell’ impresa contro il Minotauro. Potremmo continuare nei miti riguardanti amori turpi, mostruosi, incestuosi. Un panorama. dunque, di violenze, tradimenti, turpitudini che coinvolgono figli, padri e madri.
Ed Edipo? Uccide il padre Laio dando luogo ad un episodio che costituisce il centro della psicodinamica materna. Si tratta, però, di un errore di persona, avendo scambiato il padre per un viandante provocatore. Si trattò infatti, di un errore compiuto da un uomo giusto, pietoso, non travolto dalle proprie passoni, ma dal fato, pieno di pentimento e di volontà di espiare Freud nel creare la sua celeberrima teoria, nota come “complesso di Edipo”, fa ricorso ad una leggenda, che esprime però una circostanza poco probabile nell’antica Grecia. I greci del mito, dei poemi omerici e delle tragedie, mostrano non l’odio, ma l’amore che muove i figli verso i padri Nei riguardi di padri, specie se anziani, si ritrovano espressioni di rispetto, devozione. Si conclude che nel mondo greco la figura del padre era così potente da escludere, nel conscio e nell’inconscio, espressioni che non fossero di riverenza. Oggi, il rapporto padre-figlio si colloca in una cornice di conflittualità e di crisi, anche se si tende ad esagerare. La cultura del conflitto e della crisi nel rapporto genitore-figlio origina effetti negativi non solo letterari, ma anche morali e sociali. Nonostante tutto, la lontananza tra la famiglia omerica e la famiglia patriarcale, le crisi reali, obiettive o di moda, la figura del padre ancora “regge”. Possiamo affermare che le radici del cosiddetto complesso di Edipo, riferimento luminoso della psicologia moderna non sono, nel mito, né poderose, né profonde, né estese. Del resto riferire al cattivo rapporto figlio padre l’origine delle neurosi, della psicopatia, delle psicosi e dei comportamenti antisociali non reca chiarezza su quei moltissimi casi in cui, con maggiore convinzione intervengono ben definiti fattori, quali la scarsa resistenza e la scarsa adattabilità della personalità, l’immaturità, l’inadeguatezza di strutture encefaliche il cui impoverimento dovuto ad altri fattori rende più agevole il cammino verso varie forme di dissesto clinico e sociale (criminalità, droga) ■

Emanuele Motta

© ”Parentesi” anno III n.13 -aprile maggio- giugno- 1991

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