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Il mondo biologico in Myricae, di Giovanni Pascoli

Autore: Antonino Ioli. Editrice Parentesi, Messina, 2001

Myricae: il poema di Pascoli analizzato “al microscopio”.
Ovvero, quando la “scienza” interpreta la “poesia”.

Dopo tanta letteratura, passata e recente, ecco la proposta di una nuova prospettiva che fornisce una diversa chiave di lettura del primo e più celebre libro di poesie di Giovanni Pascoli, le Myricae.
Il merito di ciò va al professor Nino Ioli, autore del saggio Il mondo biologico in “Myricae”, di Giovanni Pascoli, pubblicato dalla Casa Editrice «Parentesi» di Messina.
Si tratta di un agile volume di novanta pagine, in un’elegante veste tipografica della collana Libriparentesi. La copertina è impreziosita da un disegno originale del pittore Nino Cannistraci, che raffigura due uccelli su un albero. Il disegno in primo piano si staglia sull’immagine bucolica di un cielo soleggiato, non a caso scelta per rappresentare l’intento dell’autore di interpretare, scientificamente, uno dei cardini della produzione pascoliana.
All’interno, tre tavole sinottiche, che compendiano la distribuzione1 di varie specie di artropodi e di vertebrati e la dendrografia sinottica pubblicata in Myricae.
L’ambiente biologico di Myricae è un mondo nel quale Ioli entra a pieno titolo non solo con lo spirito del letterato ma, soprattutto, con quello dello scienziato che, guardando al “microscopio” la silloge, si sofferma sulle sue sfaccettature, affascinato dalla scoperta di un Pascoli inedito e fine conoscitore sia del mondo animale che di quello vegetale.
Ioli dichiara subito di non avere la pretesa di misurarsi con la pingue bibliografia critica nata intorno al personaggio, ma di avere voluto di proposito soffermarsi ad analizzare l’opera pascoliana sotto un profilo meramente e rigorosamente scientifico. Ed è per questo che, da uomo di scienza, entra nel “mondo biologico” fatto di artropodi e vegetali che popolano l’intero volume.
Con questa chiave di lettura, assolutamente inedita, Ioli dimostra come non sia inevitabile una netta distinzione tra i saperi, tra il mondo della scienza e quello delle lettere, così come del resto era in passato, se si pensa alla cultura rinascimentale, alla figura dello scienziato-umanista.
Non sembra fuor di luogo considerare come il titolo dell’opera, ispirato e parafrasato da un verso delle Bucoliche di Virgilio, bene rappresenti la concezione della pace e della serenità che derivano dal contatto con la natura, alle quali si mescolano i temi della morte e delle sventure familiari, cari al poeta. Su tutti prevale la nota dominante che resta, in ogni caso, la creazione di affascinanti affreschi di vita campestre, contemplati talora con sentimento commosso e raccolto.
Ed è su queste raffigurazioni pittoriche che il nostro autore focalizza l’attenzione: per leggere, interpretare e dimostrare come nei movimenti, nei suoni e nelle rappresentazioni esteriori della natura vi sia una logica rigorosamente scientifica. Una lettura nella quale l’uomo di scienza si addentra esaminando i comportamenti e le interazioni di questi insoliti protagonisti delle liriche, elementi viventi, sia di natura animale sia vegetale, con i quali il poeta sembra dialogare e dai quali sembra raccogliere un simbolo2 che, peraltro, egli stesso aveva assegnato nell’economia della vita di tutti.
La lettura del testo è piacevole, il costante parallelismo – dotto ma non saccente – tra la stesura letteraria e l’interpretazione scientifica affascina il lettore e lo conduce alla scoperta di un mondo sconosciuto che, in definitiva, è proprio l’habitat naturale che ci circonda.
Nessuno sino ad ora, pur considerando il vasto panorama bibliografico-letterario sviluppatosi intorno a Giovanni Pascoli, si era mai soffermato sull’aspetto fondamentale che il vero protagonista delle liriche è il mondo animale e vegetale: fatto questo che, dopo aver letto il libro di Ioli, appare quasi scontato. Un Pascoli insolito, quindi, non più solo poeta intimista, illustre esponente del decadentismo letterario, ma poeta positivista e darwiniano, autorevole conoscitore dei postulati scientifici: letto e interpretato da chi – ed è il caso di Antonino Ioli –  ha fatto della scienza e dell’arte (intesa in senso lato, dalle sue espressioni letterarie a quelle musicali) il suo stile3 di vita.
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Filippo Briguglio
Pubblicato sulla rivista di Parassitologia medica dell’Università di Messina

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