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BATTI CUORE, BATTI ANCORA…

Anno III n.16
Nov. Dic. 1991

L’obiettivo in sala operatoria
di Filippo Briguglio

Reportage sulla Divisione di Cardiochirurgia dell’Ospedale Piemonte.
Quali le attuali possibilità e le prospettive per il futuro? Intervista al primario della Divisione di Cardiochirurgia di Messina, prof. Giuseppe Gula.
Il nostro obiettivo in sala operatoria: immagini suggestive ed inedite di un intervento a cuore aperto.

Quando si parla di assistenza sanitaria, il binomio sanità/inefficienza sembra imprescindibile. Tutti pronti a lanciare il j’accuse, ma, in concreto, pochi, troppo pochi, disposti o disponibili ad affrontare realmente questo “male del secolo” nostrano.
Disorganizzazione dei servizi, inadeguatezza delle strutture sanitarie, carenza di letti, che trovano collocazione fino nei corridoi, assistenza affidata ad infermieri non sempre gentili finiscono con l’essere, in troppe occasioni, un rimedio peggiore del male.
La sanità, il grande ammalato, è sotto accusa.
Si muore non solo di morte naturale, o accidentale, ma anche per mancanza di assistenza sanitaria adeguata. La “morte da ospedale”, soprattutto in quest’ultimo periodo, è diventata una sorta di morbo che dilaga in termini allarmanti. Troppo poche sono le strutture che funzionano come dovrebbero, mentre, constatazione tristissima, in una Italia alle soglie del duemila l’inefficienza è la regola, l’efficienza l’eccezione!

Anche Messina risente di questa annosa e complessa problematica sanitaria: i ricoveri sono sempre più difficili, i posti letto insufficienti, le strutture, per la maggior parte, carenti.
Se da un lato queste evidenti deficienze danno la misura del malessere generale in cui versa gran parte del settore sanità, afflitto da frammentazioni, sprechi, privilegi corporativi, scarsa attenzione alla dignità del malato, vi sono, di contro, anche delle realtà di alta specializzazione, di qualificata tecnologia, di rispetto della dignità del malato praticato attraverso un’assistenza professionale, pur se costrette a operare destreggiandosi nei meandri di una paralitica e paralizzante burocrazia.
Per questo motivo, merita di essere portata all’attenzione dell’opinione pubblica qualche realizzazione di casa nostra, perché fa onore alla città e, soprattutto, a quegli operatori sanitari che, per propria convinzione, estranei alla logica perversa del sistema, si adoperano, senza temere le difficoltà, nel perseguire il massimo beneficio per i propri pazienti.
La nostra inchiesta ci ha portato in una struttura significativamente efficiente della città dello Stretto, la Divisione di Cardiochirurgia dell’Ospedale Piemonte (terzo centro regionale della Sicilia), diretta dal professor Giuseppe Gula, dove abbiamo colto attraverso l’obiettivo del nostro fotoreporter immagini inedite della sua parte pulsante, la sala operatoria.
Il servizio fotografico esclusivo concesso a Parentesi e l’intervista allo stesso primario sono le testimonianze più eloquenti di quanto si è fatto e si continua a fare in una divisione ospedaliera che, dall’inizio della sua operatività risalente al gennaio 1986, è al servizio di una fascia di utenza molto ampia, rappresentata dai pazienti provenienti dalla Sicilia Orientale e dalla Calabria.
Oltre mille interventi di chirurgia cardiovascolare eseguiti sino ad oggi, di cui quattrocento a cuore aperto, due posti letto di terapia intensiva e cinque posti di degenza post-operatoria, una sala operatoria attrezzata con quanto di più moderno esista dal punto di vista delle apparecchiature, sono numeri che danno una prima idea di questa importante realtà sanitaria, operante nella città dello Stretto, ma inserita in una struttura ospedaliera – quella dell’Ospedale Piemonte – che per lo stato di degrado in cui versa certamente non rende giustizia all’elevato livello di qualificazione professionale degli operatori che ne fanno parte.
Qualche cenno sull’importanza della cardiochirurgia moderna ci sembra opportuno per introdurre il nostro servizio giornalistico.
«La cardiochirurgia moderna, nata intorno al 1950» chiarisce il Prof. Gula, «si è sviluppata vertiginosamente in seguito ai progressi della circolazione extracorporea. L’uso della macchina cuore-polmoni consente, infatti, di sospendere l’attività cardiaca e respiratoria per periodi variabili di tempo ed offre al cardiochirurgo la possibilità di operare a cuore aperto.
Parallelamente si è assistito al miglioramento delle tecniche anestesiologiche e diagnostiche in modo da porre l’esatta indicazione in vista dell’intervento cardiochirurgico, nonché assistere il paziente nel corso dell’operazione ed in terapia intensiva. La cardiochirurgia ha così conosciuto negli ultimi anni una enorme diffusione e si può affermare che non esistono cardiopatie, congenite od acquisite, che almeno in una fase della loro evoluzione, non possano essere aggredite con successo. Centinaia di migliaia di pazienti, grazie ad un intervento cardiochirurgico, hanno riacquistato uno stato di benessere ed una soddisfacente attività lavorativa con grandi implicazioni economico- sociali».
Chiediamo: «Come è strutturata la Divisione di Cardiochirurgia dell’Ospedale Piemonte?»
«La Divisione di Cardiochirurgia di Messina, sorta in mezzo ad enormi difficoltà legate alla insufficiente struttura dell’Ospedale Piemonte che la ospita, è dotata di due posti letto di terapia intensiva e cinque posti di degenza post-operatoria, nonché di cinque posti per lo studio preoperatorio dei pazienti. Nell’unica sala operatoria della Divisione si alternano pazienti affetti da patologie sia cardiache che vascolari maggiori (aneurismi dell’aorta, stenosi delle arterie carotidi, stenosi dell’aorta addominale e degli arti), sicché vengono complessivamente eseguiti cinque-sei interventi alla settimana, tre dei quali a cuore aperto e due-tre di chirurgia vascolare. La sala operatoria, ancorché insufficiente data la mole di lavoro, è attrezzata con quanto di più moderno esista dal punto di vista delle apparecchiature; infatti, oltre ad una macchina cuore-polmoni estremamente sofisticata ed aggiornata, è dotata di contropulsatore aortico per l’assistenza meccanica alla circolazione, di un modernissimo apparecchio per l’autotrasfusione di sangue e di un rene artificiale».
«Qual è la domanda cardiochirurgica del vostro bacino di utenza?»
«Si calcola che la richiesta annuale per il Centro di Messina ammonti a circa trecento interventi a cuore aperto, oltre che a circa duecento interventi di chirurgia vascolare.
I posti letto di cui la Divisione dispone sono, dunque, assolutamente insufficienti a coprire le richieste.
I cardiopatici, in questa situazione, sono spesso costretti a ricorrere a strutture del Nord Italia e ad altre strutture pubbliche e private cardiochirurgiche siciliane. Il peso economico che i pazienti devono sopportare in questi “viaggi della speranza” è notevole: secondo le tariffe della Regione Sicilia, infatti, il costo di un intervento a cuore aperto veleggia intorno ai 24 milioni. Una situazione, questa, che non può essere ulteriormente tollerata!»
«Quali sono state a tutt’oggi le iniziative dell’Assessorato Regionale alla Sanità per il Centro di Messina?»
«Verosimilmente per carenza d’informazione, l’Assessorato alla Sanità non è mai intervenuto per verificare lo stato organizzativo e strutturale della Divisione di Cardiochirurgia dell’Ospedale Piemonte. Credo che sarebbe opportuna una iniziativa in tal senso, al fine di programmare e attuare interventi risolutivi sia per attivare nuovi posti letto che per utilizzare i fondi a suo tempo assegnati alla USL 42 per il potenziamento tecnologico della struttura di cardiochirurgia».
«Quali provvedimenti ha adottato l’amministrazione della USL 42 per potenziare il Centro da lei diretto?»
«L’amministrazione ha provveduto a ristrutturare dei locali per dotare la Divisione di altri quattordici posti letto, ma i tempi si sono rivelati di una lentezza snervante. Mentre si vive nell’emergenza, continua l’ordinaria attività chirurgica: i letti sono sempre “caldi”; non si fa in tempo ad operare un paziente che subito un altro ne prende il posto. Un ritmo di lavoro incessante, che va supportato da adeguate strutture e dal potenziamento dell’organico medico, paramedico e tecnico per consentire al Centro di Cardiochirurgia di Messina di raggiungere gli standard quantitativi nazionali».
«Qual è la tipologia degli interventi al cuore eseguiti nel Centro da lei diretto?»
«Gli interventi da noi eseguiti a cuore aperto (by-pass aorto-coronarici, sostituzioni valvolari, correzioni di cardiopatie congenite) e di chirurgia vascolare (carotidi, aneurismi dell’aorta, eccetera) non sono eccezionali, nel senso di inediti: lo diventano se si considera l’inadeguatezza della struttura, da potenziare al più presto».
«A quando il trapianto di cuore a Messina?»
«Sulla base dell’esperienza inglese, ritengo che la proliferazione di centri abilitati al trapianto sia un errore, in quanto la penuria di donatori non consente, specie al Sud, l’esecuzione di un adeguato numero di trapianti per centro abilitato».
«Ancora in tema di potenziamento: non sarebbe opportuno spostare il Centro di Cardiochirurgia presso l’Ospedale Regionale Papardo per trovare una più razionale sistemazione?»
«Sicuramente questa idea non è da scartare, anche alla luce delle notizie di stampa relative alla demolizione dell’Ospedale Piemonte. Si tratta, peraltro, di decisioni squisitamente politiche su cui, se interpellati, esprimeremo il nostro parere».

Il nostro servizio termina qui. Nonostante luci, ombre e oggettive difficoltà di sopravvivenza in cui sono costrette a muoversi, a operare, a crescere realtà di punta come questa Divisione di Cardiochirurgia di Messina, diretta dal prof. Gula, un fatto emerge: l’alta specializzazione e gli esempi di professionale dedizione fanno nascere nel paziente un sentimento di fiducia nei confronti di chi è chiamato a curarlo, primo fondamentale fattore di guarigione.

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